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Assalti a banche e orafi ex della Mala in manette

Nei guai anche due moglianesi gestori di un’autodemolizione a Mestre sono accusati di aver smembrato le auto usate per le rapine e rivenduto i pezzi

MOGLIANO. Una batteria era specializzata nei rappresentanti orafi, l’altra invece prediligeva banche e uffici postali ma il comune denominatore era uno soltanto: le rapine. La squadra mobile di Padova ha chiuso l’indagine sui rapinatori di professione che lo scorso mese di ottobre aveva portato in carcere il cinquantanovenne Ugo Zanchin, Marco Bacco e Livio Casella. Tra venerdì e sabato gli agenti della Mobile hanno stretto le manette ai polsi di una vecchia conoscenza della Mala del Brenta: si tratta di Giuliano Leopardi, 62 anni, residente ad Albignasego in via Donatello 34. Con lui sono finiti nei guai anche padre e figlio di Mogliano, N.A. 74 anni e C.A. 38 anni, entrambi gestori di un’autodemolizione a Mestre. Ebbene, i due avevano il compito di demolire le auto rubate usate per le rapine: le vetture venivano smembrate e i pezzi rivenduti da un agente della polizia penitenziaria di Treviso (anch’egli indagato nell’ambito dell’inchiesta). L’uomo, già finito nei guai in passato per altri procedimenti, è stato seguito anche grazie ad un dispositivo gps attaccato sotto la sua vettura.

Dopo mesi di appostamenti e intercettazioni telefoniche gli investigatori della questura sono quindi riusciti a chiudere il cerchio sulla banda degli ex fedelissimi di Felice Maniero. L’ordinanza di custodia cautelare che colpisce Giuliano Leopardi è stata firmata da gip Cristina Cavaggion su richiesta del pubblico ministero Federica Baccaglini. I reati contestati sono concorso in tentata rapina e riciclaggio.

Nel corso degli accertamenti i poliziotti hanno scoperto che Leopardi aveva più volte osservato l’ufficio postale di Ponte di Brenta, una filiale della Banca Popolare di Vicenza nel capoluogo berico e altri istituti di credito nel trevigiano. I

poliziotti hanno scoperto che Leopardi, attualmente, aveva a sua disposizione due vetture rubate, una Fiat Punto e una Ford Fiesta, che spostava di parcheggio in parcheggio perché non venissero notate dai residenti della zona.

Enrico Ferro

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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