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«Non lavoravo più per Keke Pan»

Maurizio Pasini, ai domiciliari, racconta la drammatica esperienza del carcere: «Ho sempre pregato»

«Non so ancora perché mi sia accaduto tutto questo». Maurizio Pasini è da ieri agli arresti domiciliari nel suo appartamento nel condominio P71 in via Bortolazzi a San Donà. Qui vive con la moglie di origine cinese Guan Jing e la figlia di 6 anni. Accusato di associazione a delinquere, è coinvolto nelle indagini della finanza sull'imprenditore cinese Keke Pan, primo cugino della moglie. Annullata l'accusa di favoreggiamento all'immigrazione clandestina. Pasini, commercialista di 62 anni, socio nelle studio Geora Srl di San Donà, teneva la contabilità di due società del cinese, ancora agli arresti a Tolmezzo, la Paneto Sas, di fatto un'agenzia immobiliare, e la 168 Srl.

Ventuno giorni di carcere tra Civitavecchia e Venezia, 6 di isolamento totale senza neppure un libro, Pasini è ancora sconvolto, ma felice di riabbracciare finalmente la sua famiglia. «Non auguro a nessuno questa esperienza», ricorda, «chiuso in una cella di 2 metri e 80 per uno e 80 massimo, senza niente da leggere. Mi hanno tolto pure un libro di Vespa perché la copertina dura poteva essere considerata un'arma. Ho pregato sempre, ma è stato durissimo».

È assistito dagli avvocati Luca Sprezzola e Alberto Teso i quali chiedono, dopo l'interrogatorio davanti al gip, di parlare adesso con il pm. Dopo il Riesame, che ha portato ai domiciliari con una formula lieve che consente all'accusato di incontrare persone in casa, se servirà andranno fino in Cassazione. «Già a giugno e ottobre ho disdetto la contabilità delle due società che seguivo», ricorda Pasini. «C'erano degli aspetti che non quadravano, come gli enormi passivi, le troppe assunzioni effettuate nelle attività di Pan. Tante perdite che non si giustificavano. Allora, proprio in quel periodo, ho disdetto la contabilità e mi sono allontanato. Pan è primo cugino di mia moglie, ma i nostri rapporti erano di lavoro, di natura professionale. Forse una delle cause del mio coinvolgimento è proprio la parentela. Lo vedevo di rado. Molta della contabilità apparentemente non lo riguardava, ma era collegata a cittadini cinesi».

La moglie di Pan, dopo un violento litigio, era andata dai carabinieri a denunciarlo e si era sfogata sulle attività del marito. Così sono iniziate le indagini, come ricordano i legali di Pasini, i quali precisano anche che i tanti immobili da collegare a Pan erano intestati

a cittadini cinesi, che Pasini non poteva conoscere, i quali ricevevano dallo stesso Pan i soldi per pagare poi i mutui. Un grande giro di denaro delle varie attività che così veniva ripulito controllando anche la consistente immigrazione dall'oriente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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