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L’odissea dei pendolari «Meno strade e più treni»

Nel mirino di Legambiente le tratte Venezia-Padova e Venezia-Portogruaro Il presidente Lazzaro: «Manca una risposta politica alle richieste dei residenti»

Pendolari e stoici. Spesso costretti a viaggiare in piedi, su treni sporchi e vecchi, in particolare sulla tratta Venezia-Padova. È impietosa la foto scattata da Legambiente sulla mobilità veneta e in particolare su quella veneziana nel rapporto “Pendolaria 2012” sullo stato del trasporto ferroviario. I fari di Legambiente sono puntati su un trasporto ferroviario sempre più in affanno, nonostante le promesse sulla realizzazione del sistema ferroviario metropolitano di superficie e sui treni cadenzati, che stando agli ultimi annunci dovrebbe partire il prossimo giugno. «Speriamo, staremo a vedere» dice Gigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto. Il rapporto degli ambientalisti parte da un dato di fatto: e cioè che tra il 1981 e il 2007 Venezia ha perso il 22% dei residenti, con un aumento del 11% di persone nella prima fascia di comuni circostanti, e del 18% nella seconda. A questo cambio delle abitudini - che tra il 1981 e il 2001 ha visto salire i pendolari veneziani del 60,9% - non è corrisposto un adeguamento della rete ferroviaria alle nuove esigenze della mobilità provinciale o regionale. Basti pensare ai viaggi interminabili dei pendolari che si spostano tra Treviso e Padova (via Venezia) o alle difficoltà di chi si muove dalla Riviera del Brenta o dal Veneto Orientale - mentre è collegata meglio l’area centrale del Miranese. Senza contare che, per esempio, il numero di regionali presenti sulla tratta Treviso-Venezia che nel 2009 erano 48 oggi risultano essere 44, il 10% in meno. Non c’è da stupirsi quindi, annota Legambiente, se in molti preferiscono usare l’auto per gli spostamenti quotidiani. «L’area tra Venezia e Padova è ormai urbanizzata senza soluzione di continuità» spiega Lazzaro «e le persone devono spostarsi verso Mestre, Venezia o Padova. Logico che se non possono farlo in bus o in treno la fanno in auto, con i relativi problemi legati al traffico e all’ambiente. Manca una risposta politica». Le tratte ferroviarie nel mirino di Legambiente sono soprattutto due: la situazione più critica è la Venezia-Padova, con una media di 60 mila pendolari al giorno, e sulla quale, scrive Legambiente nel rapporto, «è impossibile trovare un posto nell’orario di punta». È il percorso più affollato dal Veneto, come sa bene chi lo fa, e tra questi anche il presidente di Legambiente, che è di Mirano ma vive a Padova.

Nel mirino anche la tratta tra Venezia e Portogruaro. «Collegamenti molto scarsi» spiega Lazzaro «e stazioni nel degrado, come quella di Ceggia, dove non c’è una sala riscaldata, non c’è un pensilina e dove il pannello elettronico è continuamente preso di mira dai vandali. Però la Regione sta costruendo un parcheggio da 150 posti che resterà vuoto, dal momento che non ci sono treni a sufficienza per passano per soddisfare

le esigenze dei pendolari». E così per molti, non resta che armarsi di pazienza, e prendere l’auto. (f.fur.)

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