Menu

In carcere l’abbraccio di Moraglia con il popolo dei detenuti / FOTO

Il Patriarca celebra la messa a Santa Maria Maggiore, il pianto disperato di un tunisino. Il pentimento del "Doic" Alessandro Rizzi.  Il sovraffollamento. La preghiera dell’ex ragioniere generale della Regione arrestato per l’inchiesta sui bolli auto

Ha stretto mani e dispensato abbracci, a detenuti, volontari, agenti penitenziari, volontari, personale. All’ingresso, al momento dello scambio del segno di Pace, ad ogni intervento: uno a uno, strette di mani e abbracci a uomini e donne del carcere di Santa Maria Maggiore, dove ieri mattina alle 9 il patriarca Francesco Moraglia ha celebrato la tradizionale messa di Natale.

Le preghiere - dai microfoni dell’altare della chiesetta realizzata in un’ala del piano terra - sono risuonate in albanese, rumeno, spagnolo, tedesco, inglese e nigeriano, lituano: le lingue di un mondo recluso straripante sotto la presenza di 340 detenuti, su una capienza per 168, ma capace di dilatarsi fino a 252 e dove le celle da 4 sono diventate stabilmente da 8 e in quelle da tre stanno 6 perone. I due terzi dei detenuti sono stranieri e al 60 per cento ancora in attesa di processo, come l’ex ragioniere generale della Regione Veneto, Lucio Fadelli, che ieri ha seguito la messa tra un centinaio di detenuti di ogni nazionalità. Fino al grido di aiuto rotto dal pianto di un detenuto tunisino, zoppicante per il diabete: «Ero morto e siete venuto a trovarmi, recita il Vangelo, grazie per questa visita patriarca: per piacere porti i nostri saluti al Santo Padre...chiediamo attenzione da parte del governo, confidiamo in un atto di clemenza e misericordia verso noi detenuti».

«La confessione, con la richiesta di perdono è l’inizio di una vita nuova», ha detto in apertura dell’incontro il patriarca Moraglia, «chiediamo perdono in questo luogo di sofferenza e disagi: dobbiamo credere di più nel perdono di Dio e nel nostro cuore. Così nasce il Natale», «bisogna prendersi la responsabilità dei nostri errori: la confessione serve a iniziare il nostro percorso con la verità, ad affermare ho sbagliato devo cambiare, il denaro facile è un’illusione». «Tutti prepariamo il nostro futuro nel presente», ha proseguito il patriarca nel suo dialogo con i detenuti, «nasce da quello che si decide di fare oggi la stima in noi stessi, la chiave per un nuovo inizio: dobbiamo dare significato alle cose di tutti i giorni, anche se certi giorni sono difficili e complicati, desiderando di diventare risorsa per l’altro. La libertà non ce la regala nessuno, la costruiamo con gli altri, non lasciando mai solo un compagno: dobbiamo ricostruire le nostre persone iniziando a prenderci cura degli altri», «aiutandolo a togliere le irritazioni e amarezze, le scelte che possono averlo indurito». Nessun accenno diretto ai gravi problemi di sovraffollamento del carcere. Il 5 gennaio, la visita al carcere femminile della Giudecca. «Ponendo sempre al centro delle nostre riflessioni l’attenzione per il dolore delle vittime, come diceva il cardinal Martini», ha sottolineato il cappellano Antonio Biancotto, «il carcere dev’essere però l’ultima spiaggia per chi ha sbagliato: ma siamo ancora molto lontani». Ricevuta la donazione dell’8 per mille dalle mani del patriarca, don Biancotto ha scherzato: «Bene, ora potremmo togliere i cartelloni dal mio studio. Qui i soldi finiscono a giugno e servono per dare abiti e scarpe ai detenuti e piccoli contributi, per permettere loro di telefonare a casa».

Il pentimento di Alessandro Rizzi.
«Devo riconoscere che nella mia storia ho fatto più male che bene: mi rivolgo ai giovani, non buttate via la giovinezza, dedicatevi lavoro onesto, non buttatevi nella droga, pensate genitori che soffrono, non fate come me perché vi sentirete spugne spremute e vuote».
Dal microfono sull'altare, il monito arriva da chi non ti aspetti: Alessandro Rizzi non è più il "Dòic" di tante rapine , furti, di una vita nella malavita con i fratelli ammazzati nella faida con Maniero per il controllo dello spaccio di droga. «Alessandro ha iniziato un percorso con convinzione, per questo abbiamo scelto la sua storia», ha detto nel presentarlo don Biancotto, cappellano del carcere. E lui si racconta, senza giustificazioni, lui che sta scontando la condanna a 7 anni per il tentato omicidio di Maurizio Zennaro, al quale ha sparato due colpi di pistola (raccontò) su mandato del suo ex datore di lavoro Bruno Vidali .
«Sono di Venezia, sono nato in una zona popolare, con tante famiglie povere. Nel mio ambiente diverse persone vivevano di espedienti. Ho iniziato a rubare da piccolo e sono finito più volte al riformatorio di Treviso.Diventato maggiorenne sono passato direttamente al carcere maschile per adulti: in tutto 15 volte circa, a 20 anni giravo con pregiudicati, alcuni sono già morti , insieme compivamo furti e rapine. Il colpo finale nell'88, ho preso una condanna a 6 anni, per spaccio, nel '95 sono uscito, ho formato una famiglia, ho trovato casa e lavoro, finchè è successo il fattaccio e sono qui per tentato omicidio. Nel mio mondo eravamo tutti così: Pino è stato ucciso, Massimetto l'ha fatta finita, Andrea ha tanti problemi, Alfredo non sappiano se veramente è scivolato in acqua, due miei fratelli e un cugino sono stati uccisi dalla Mala».
«La mia famiglia non era ricca», aggiunge, Rizzi, «ma nessuno mi ha spinto, solo l'illusione dei soldi facili. Le rapine mi procuravano il denaro, ma non sono mai riuscito a spenderlo bene, ma in sperperi. Entravo in carcere con spavalderia, ma non mi sono accorto che i miei genitori erano mortificati, mio padre umiliato. Ora sono cambiato, ho riconosciuto i miei errori, la nascita di mio figlio messo in discussione tutto il mio vissuto». «Questa testimonianza è onesta, perché non accusa gli altri», ha commentato il patriarca Moraglia, «è quasi una confessione, Alessandro

si guarda dentro e si accorge che ha fatto soffrire tante persone: bisogna prendersi la responsabilità dei propri errori, così si inizia un percorso di verità. Le persone migliori spesso vengono da un passato difficile».

 

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro