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Crac Nosella, l’immobile conteso torna alla società

Bibione. La Corte d’appello ha restituito il grande edificio al curatore fallimentare Lo stabile è stato al centro di un contenzioso con l’immobiliare di Giorgio Miorin

BIBIONE. A dodici anni dal fallimento di Leonardo Nosella, la Corte d’appello di Venezia ha accolto la richiesta del curatore fallimentare e del suo legale, l’avvocato Maurizio Visconti, ed ha restituito al curatore un immobile sito a Bibione in Corso del Sole perché venduto dallo stesso Nosella, un anno prima del crac, per una cifra di molto inferiore al suo valore reale. Nel frattempo chi l’aveva acquisito, la «PineWood Immobiliare srl» società di uno dei più noti e importanti imprenditori della zona, il geometra Giorgio Miorin, ha costruito un edificio con 27 appartamenti due negozi, nove uffici e 27 autorimesse, molti lotti dei quali sono già stati venduti. Un brutto colpo per Miorin e la sua società immobiliare che dovrà restituire il denaro o versarlo al curatore, la ragioniera Lauretta Pol Brodetto. Nel frattempo, l’avvocato udinese Giuseppe Silvestro, per conto di Nosella, nei giorni scorsi ha presentato un esposto alla Procura di Venezia, nel quale accusa Miorin di avergli causato gravi danni patrimoniali. Nel documento si cita anche il nome dell’ex responsabile dell’Ufficio urbanistica di San Michele al Tagliamento Giannino Furlanetto, ora a Caorle, il funzionario rimasto coinvolto e poi prosciolto nelle vicende giudiziarie che hanno visto la condanna dell’avvocato di Portogruaro Massimo Carlin.

Nella sentenza della Corte veneziana, scritta dal giudice Daniela Bruni, si ricorda che l’immobile venne alienato da Nosella il 18 giugno 1999 per un miliardo e 988 milioni di vecchie lire a favore della «Pine Wood» di Miorin sul presupposto che il massimo edificabile risultava essere di 4860 metri cubi perché la modifica che avrebbe permesso di arrivare a 12 mila metri cubi sarebbe stata approvata con una variante successiva all’atto di compravendita. Ma lo stesso ex proprietario, Leonardo Nosella, in seguito ha spiegato che il valore reale dell’immobile era di 4 miliardi e 339 milioni di vecchi lire (cioè quasi due miliari e mezzo di euro in più del prezzo versato da Miorin) perché l’edificabilità fino a 12 mila metri cubi non era affatto conseguenza della variante, ma gli era stata già concessa nel 1998 e la «Pine Wood ne era consapevole, tanto che vi aveva fatto riferimento in un atto».

Il Tribunale lagunare con la sentenza di primo grado aveva già revocato la compravendita, ma l’appello proposto da Miorin aveva bloccato la restituzione dell’immobile

alla curatela fallimentare. «La sentenza di primo grado», sostiene la Corte d’appello, «rappresenta analiticamente e correttamente la situazione... il Comune aveva accordato anche in precedenza lo sfruttamento della capacità edificatoria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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