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Saldo dell’Imu, ecco la mazzata di Natale

Bisogna pagare entro il 17 dicembre per evitare pesanti sanzioni. Cosa devono fare i cittadini per mettersi in regola

VENEZIA. Con una busta paga più leggera e la perdita, rispetto a dicembre 2011, tra i cento e i 265 euro per effetto dell’Irpef locale, i veneziani ora devono fare i conti con la mazzata del saldo dell’Imu, l’imposta municipale unica. Il termine per pagare è il 17 dicembre ma si può avvalersi del ravvedimento breve o lungo (entro massimo 12 mesi) pagando una sanzione (pari al 3,75 per cento dell’importo dovuto) e interessi (il 2,5 per cento).

Per migliaia di proprietari di immobili veneziani, la corsa è iniziata. Entro ieri i Comuni dovevano definire le aliquote finali per il pagamento del saldo. I Comuni veneziani già da alcuni giorni hanno pubblicato tutte le loro delibere ma questo non riduce la confusione per chi deve ora fare i conteggi finali. Ora è la corsa per i conteggi presso Caf e studi di commercialisti e la compilazione dei moduli F24 per pagare quanto dovuto in banca.

Le scadenze dell’Imu come noto prevedevano il primo termine il 18 giugno per il pagamento dell’acconto, calcolato sulle aliquote base decise dal governo: 4 per mille sulla prima casa, 7,6 per mille sulla seconda. Entro il 17 dicembre bisogna versare il saldo finale sulla base di un conteggio non facile che prende come riferimento le aliquote fissate con delibere dai Comuni, che potevano aumentare o diminuire le aliquote di due o tre punti.

Guardando all’elenco delle principali aliquote praticate nel Veneziano, è facile intuire come non sia per nulla facile districarsi nella selva dei conteggi, amministrazione per amministrazione.

Per la prima casa, l’abitazione di residenza, la maggior parte dei Comuni veneziani ha praticato l’aliquota del 4 per mille (in 26 Comuni su 44). L’aliquota più alta, 6 per mille, a Teglio Veneto. Sono saliti al 5,5 Campolongo Maggiore e Fossò. Al 5,3 per mille Mirano. Al 4,4 per mille Mira, al 4,25 per mille Pramaggiore, al 4,5 per mille San Donà di Piave e al 5 per mille Cavarzere con Cinto Caomaggiore, Martellago, Meolo, Musile di Piave, Quarto d’Altino, Spinea, Torre di Mosto.

Per l’aliquota ordinaria, ovvero quella che comprende le seconde case, le proprietà commerciali e immobiliari fino agli alberghi, la selva delle aliquote si fa ancora più complicata, con differenze ovunque. Venezia capoluogo, da sola, ne prevede quindici.

Elencarle tutte è impossibile ma le tariffe massime applicate nel Veneziano sono del 10,6 per cento a Venezia, Jesolo, Teglio Veneto, Chioggia, Cavarzere. L’Imu a detta di tanti, dai piccoli proprietari ai commercialisti e agli stessi Caf, rischia di rivelarsi un salasso di fine anno per tanti cittadini e un contributo al caos fiscale italiano. E pure i Comuni mica si dicono per nulla contenti, dopo aver contestato il governo Monti per aver trasformato i sindaci «in esattori», come ha detto Orsoni. Ora l’Imu rischia di sballare più di un bilancio comunale. «Ci hanno obbligato ad inserire le proiezioni di gettito Imu ma non siamo sicuri siano giuste. Noi per Venezia avevamo stimato 60 milioni di euro ma i conti del ministero sono diversi: 69 milioni a giugno saliti a 75,4 milioni ad ottobre», segnala il vicesindaco di Venezia Sandro Simionato. «Dati su cui siamo tutti dubbiosi e preoccupati perché il rischio è che siano sovrastimati. Il 3,8 per mille viene trattenuto dallo Stato per le prime e seconde case, il problema è capire in caso di conteggi sbagliati se il

tanto promesso fondo perequativo, che c’è sulla carta e non nella realtà, andrà davvero a coprire gli enti locali in caso di gettito ridotto. E poi resta il timore che ci venga chiesto di pagare pure noi l’Imu per le case comunali, e allora sarebbe il disastro per tantissime amministrazioni».

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