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Pedofilia sul web, cinquantenne arrestato a Mestre

Lunedì mattina l’uomo è stato raggiunto sul posto di lavoro dalla Polizia postale, ora si trova ai domiciliari su ordine della Procura di Salerno. In rete foto e video dai contenuti pesantissimi

C’è anche un mestrino tra le dieci persone arrestate nell’ambito dell’operazione contro la pedofilia condotta dalla Polizia postale della Campania con il coordinamento della Procura della Repubblica di Salerno.

A Mestre come nel resto d’Italia l’operazione è scattata lunedì mattina quando l’uomo è stato raggiunto sul posto di lavoro, un ufficio pubblico della città. L’uomo, indagato per pedofilia, si trova ora agli arresti domiciliari nella sua casa, sempre a Mestre.

Altri cinque indagati sono ai domiciliari (in Lazio, Piemonte e Campania), due invece sono finiti in carcere (Lombardia e Umbria) mentre altri due sono stati sottoposti all’obbligo di dimora (in Liguria). Gli agenti della polizia postale di Napoli, coadiuvati dai colleghi di Venezia, si sono presentati sul luogo del lavoro poco dopo le 8 invitando il cinquantenne indagato a seguirli. Sconvolti i colleghi di lavoro che hanno assistito alla scena: hanno visto gli agenti portarsi via l’uomo, e non nutrivano alcun sospetto nei suoi confronti. L’attività investigativa era avvenuta quasi per caso, con la denuncia di una giovane salernitana che pensava di aver scaricato dalla rete alcuni file con le più belle canzoni di Edith Piaf e invece si è trovata sul computer decine di immagini pedo-pornografiche. Sconvolta dalle immagini, si è presentata alla polizia.

E partendo da questa denuncia, gli agenti sono riusciti a entrare del “deep web” - noto anche come web invisibile perché non è segnalato dai motori di ricerca - fingendosi pedofili e hanno scoperto migliaia di video e foto organizzate per categoria, a seconda delle devianze.

Nella sezione indicata come “soft” c’erano bambini nudi, in quella “hard” bambini violentati, nell’ “hurtcore” addirittura violenze sessuali e torture, e infine la categoria “death” con bimbi violentanti e apparentemente morti.

«Immagini aberranti», ha avuto modo di spiegare il procuratore aggiunto di Salerno Umberto Zampoli spiegando l’operazione «che hanno schoccato anche gli investigatori». I pedofili accedevano al web invisibile anche per ottenere consigli utili per poter adescare i minori. Le indagini sono durate dieci mesi e gli arresti sono scattati, in tutta Italia, proprio lunedì. Nelle abitazioni degli

indagati è stato sequestrato materiale pedo-pornografico che potrà essere utile per costruire la relazione di rapporti internazionali tra i pedofili. Dovrà essere chiarito meglio anche il ruolo dell’indagato mestrino, per capire con quale ruolo partecipasse alla condivisione dei materiali.

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