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Salvaguardia, adesso i conti tornano

Bilancio di Ca’ Farsetti quasi in salvo con i 50 milioni in arrivo, ma è obbligatorio vendere le aree a Cardin e le quote Save

Una boccata di ossigeno che servirà per la manutenzione di calli, ponti, rive, scuole, chiese, ma che ancora non mette al riparo il bilancio del Comune, se non verranno portate a termine entro l’anno altre due operazioni fondamentali per restare nei limiti del Patto di Stabilità: la cessione a Pierre Cardin dei terreni comunali a Marghera interessati alla ormai famosa Torre, e la cessione delle quote della Save, la società dell’aeroporto, che pure non piace alla maggioranza che governa a Ca’ Farsetti. Intanto il bilancio è stato almeno messo al sicuro sul piano della spesa corrente, recuperando i 3 milioni e 800 mila euro di nuovi tagli - sotto forma di riduzione dei mutui esistenti - imposta dalla Spending Review. Questo il quadro della situazione per il vicesindaco e assessore al Bilancio Sandro Simionato, all’indomani dell’approvazione in Commissione Bilancio della Camera dell’emendamento che ”restituisce” alla città i 50 milioni per la salvaguardia attesi da tempo, sottraendoli al Mose.

«Certamente è una buona notizia - commenta Simionato - ma aspettiamo prima d averli in cassa, anche se una riunione del Cipe, che dovrebbe stanziarli è in programma la prossima settimana. Senza questi fondi avremmo certamente “sforato” il Patto di Stabilità, ma ora dovremo fare la parte che manca e che riguarda appunto la cessione delle aree a Pierre Cardin e la cessione delle quote Save, con la possibilità poi di riacquisirle più avanti, più altre cessioni minori e i 7,4 milioni recuperati dalla Regione con l’allontamento dei vincoli sul Patto. Sulla Save presenteremo una proposta alla maggioranza».

Ancora una volta, come è già accaduto negli ultimi due anni, per la messa in sicurezza del bilancio bisognerà attendere gli ultimi giorni di dicembre, con una corsa contro il tempo per l’ennesima cessione immobiliare. Il sospiro di sollievo è invece quello sul fronte della spesa corrente, con la chiusura dell’ultimo “buco” da 3 milioni e 800 mila euro, per i nuovi tagli decisi dal Governo.

«Un milione e mezzo - spiega ancora Simionato - è stato recuperato con tagli alle Direzioni del Comune, escluse le Municipalità, un altro milione arriva dalle maggiori entrate del Casinò, al netto delle tasse e il resto da prelevamenti del fondo di riserva. Potremo così approvare entro fine mese la variazione di bilancio in sicurezza». Restano però due incognite, che però non avranno riflessi sul bilancio del 2012, ma su quello del prossimo anno. Il gettito dell’Imu, la nuova imposta sulla casa che ha preso il posto dell’Ici, e quello dell’imposta di soggiorno.

«Per quanto riguarda l’Imu - commenta ancora l’assessore al Bilancio - in base alle proiezioni del Ministero dovremmo registrare un aumento di gettito rispetto alla vecchia Ici, ma lo verificheremo solo con i primi mesi del prossimo anno, quando avremo il quadro certo delle entrate. Per l’imposta di soggiorno, dobbiamo ancora ricevere i dati relativi all’ultimo trimestre dell’anno per la tassa e per questo per ora ci limitiamo a prevedere in bilancio l’introito che avevamo stimato, circa 22 milioni

di euro». Una cosa appare comunque certa: Venezia da sola non ce la fa con le sue entrate ordinarie a sorreggersi e i fondi dello Stato non solo un lusso, ma una necessitò assoluta per una città diversa da ogni altra, ma anche molto più dispendiosa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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