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Almeno venti milioni di danni oggi un vertice tra i sindaci

Codognotto: «Tutte le istituzioni devono aiutarci, la situazione è davvero grave» Michielli (Federalberghi): «È il risultato della distruzione dei fondali del mare e dei fiumi»

JESOLO. Emergenza mareggiate, i danni raddoppiano sulla costa veneziana. Oggi ne discuteranno i sindaci di Caorle, Cavallino Treporti, Chioggia, Eraclea, Jesolo e San Michele al Tagliamento nel primo incontro a Cavallino cui seguirà quello di Jesolo venerdì quando si parlerà anche della direttiva Bolkestein. Si calcolano circa venti milioni di danni, tanto che il sindaco di San Michele-Bibione, Pasqualino Codognotto, già chiede lo stato di calamità e lo propone a tutti i sindaci. Oggi si affronta anche la tassa di soggiorno in attesa di esaminare la questione Bolkenstein.

«L’intenzione non è creare inutile allarmismo, ma sensibilizzare le autorità presenti nella difesa delle nostre spiagge», spiega Codognotto, coordinatore dei primi cittadini del litorale, «la dimensione del fenomeno è tale che riteniamo assolutamente necessario coinvolgere tutte le istituzioni. Insieme cerchiamo di attuare anche una nuova politica di sviluppo di un territorio pressoché omogeneo senza comprimerne le specificità e, anzi, esaltandone le peculiarità, tenendo conto che ormai a livello turistico operiamo su scala mondiale».

Nei giorni scorsi il presidente di Federalberghi veneto, Marco Michielli, è stato polemico sulla questione mareggiate. «Prendo spunto», dice, «da una definizione di Alcide De Gasperi: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista alla prossima generazione”. Forse sarebbe più corretto parlare di emergenza Alto Adriatico. Per lodevoli opere di salvaguardia dell’entroterra abbiamo murato e in alcuni casi raddrizzato il corso dei fiumi, contribuendo però a velocizzarne il flusso; di manutenzioni strutturali e armonizzate sul complesso delle acque interne si è praticamente persa memoria. L’Alto Adriatico è circoscritto e con fondali così bassi che da Chioggia all’Istria non arriva ai 60 metri, oggetto di metodi di pesca che hanno brutalizzato i fondali, turbo soffianti, ramponi o rapidi. Il risultato è l’aratura dei fondali, un perfetto tavolo da biliardo. Aver distrutto le praterie di posidonia, spianato le trezze o tegnùe, livellate le secche, ha eliminato gli elementi naturali che frenavano l’impeto delle sciroccate. E veniamo ai rimedi tentati: milioni di euro spesi in ripascimenti, per riportare a terra quanto richiamato in mare, lodevoli quanto episodici e scoordinati esperimenti come il dewatering a Bibione o le reti in silicone a Jesolo. Ma davvero possiamo pensare di continuare così? Quello dell’Alto Adriatico non è un problema dei soli operatori o dei turisti, né è un problema dei Comuni costieri né del solo Veneto, è un problema nazionale, europeo. E qui che faccio appello al senso dello statista. Il programmare oltre la scadenza del mandato. Ripristinare le posidonie e costruire sui fondali scogliere di ripopolamento per la fauna ittica sarà il rinascimento del nostro mare, unito ad un piano organico lagune e fiumi, dall’Isonzo al Po, lo sarà per tutto l’ecosistema».

«La soluzione», conclude, «passa

attraverso un piano che potrà essere progettato dalle eccellenze delle Università, un progetto pilota che dovrà essere finanziato dallo Stato e dall’Unione Europea, non da chi già paga direttamente o indirettamente i canoni di concessione demaniale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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