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Sequestrata e rapinata deve pagare anche il ticket

Fossalta. La donna ha dovuto sborsare 56 euro per la radiografia a un braccio Protesta del sindaco Massimo Sensini. L’Asl 10: è una direttiva regionale

FOSSALTA DI PIAVE. Sequestrata, rapinata, e costretta anche a pagare il ticket in ospedale. Lo stabilisce una direttiva regionale e a farne le spese è stata Ljerka Aramincich, la 59enne croata che è stata rapinata la notte di Halloween in via della Conciliazione, poi legata dai rapinatori che l'hanno abbandonata nell'immediata periferia di Zenson di Piave. Mentre proseguono le indagini dei carabinieri di San Donà sulla rapina con sequestro, il sindaco Massimo Sensini ha ascoltato la storia raccontata dalla signora, oltretutto vedova da due mesi, che ha precisato di aver pagato persino il ticket al pronto soccorso di San Donà: 56 euro e 30 cent per una visita e la contestuale radiografia al braccio.

Era stata legata con dei fili elettrici, forse aveva inavvertitamente subito un colpo, anche se i malviventi, come lei stessa ha raccontato ai carabinieri, non l' avevano in fondo maltrattata ed erano stati umani. Lo stesso non si può dire sia avvenuto al reparto di pronto soccorso dove la donna è stata accompagnata dai militari verso l'una di notte.

«Cose da non credere», sbotta il sindaco di Fossalta di Piave, Massimo Sensini, «questa donna è arrivata la notte del 31 al pronto soccorso accompagnata dai carabinieri in divisa dopo la tragica esperienza vissuta che l'aveva sconvolta. Non solo non ha ricevuto un'assistenza psicologica, di cui avrebbe avuto assoluto bisogno in quei momenti, ma è stata costretta a pagare la visita e la radiografia al braccio che si era annerito con un'ecchimosi vistoso forse a causa di un colpo subito nel trasporto forzato da casa alla periferia di Zenson in cui è stata abbandonata». «Mi sono informato», prosegue il sindaco di Fossalta di Piave, «e mi è stato spiegato che una direttiva regionale lo prevede. Io ho già contattato l'assessore regionale, Daniele Stival, per chiedere spiegazioni, perché credo che ci debbano essere modifiche della legge per evitare queste situazioni che ci fanno solo vergognare davanti a una donna che ha vissuto una simile esperienza». Anche al pronto soccorso di San Donà, il primario dottor Franco Laterza spiega che la direttiva regionale è molto precisa e i medici non possono concedere esenzioni

al di fuori dei casi previsti.

Questo era considerato comunque un codice bianco ai fini del pagamento del ticket, con visita ed esame radiologico, che infatti è stato pagato dalla donna seppure appena liberata da un sequestro e sotto choc.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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