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Mancano le carrozze soppresso il treno, proteste

San Donà. Pendolari arrabbiati: da qualche tempo succede sempre più spesso Il consigliere Peloso: «La Regione sa solo tagliare, così non si crea sviluppo»

Manca il “materiale rotabile” (tradotto: le carrozze) per effettuare il servizio, cancellato il treno dei pendolari. È stata l’ennesima mattinata difficile, quella di ieri, per i tanti lavoratori e studenti che si spostano dal Veneto orientale verso la laguna.

Tutta colpa della soppressione del regionale 5804 Portogruaro-Venezia, che arriva a San Donà alle 7.10 ed effettua sosta in tutte le fermate minori. Nelle stazioni gli altoparlanti si sono limitati ad annunciare la cancellazione, senza fornire ulteriori spiegazioni. Ma la soppressione sarebbe stata dovuta all’indisponibilità di mezzi efficienti.

I più penalizzati sono stati i pendolari in partenza dalle stazioni più piccole, come Fossalta di Piave e Meolo. A loro non è rimasto che attendere per circa mezz’ora il treno successivo, il regionale 11032 da Latisana, con l’inevitabile arrivo in ritardo a scuola o al lavoro. Un po’ meglio è andata a chi, in partenza da San Donà, era arrivato in stazione con qualche minuto di anticipo: ha potuto, infatti, prendere al volo il regionale veloce 2206 da Trieste, che in città arriva alle 7.03.

Il convoglio, già di norma molto affollato, è stato preso d’assalto, con il risultato che tanti hanno viaggiato in piedi nei corridoi. Peraltro quanto accaduto ieri mattina sembra non sia un’eccezione. Dopo un periodo di relativa calma, infatti, alcuni pendolari hanno spiegato che nelle ultime settimane si sta assistendo a una recrudescenza delle soppressioni.

Da Venezia verso Trieste martedì pomeriggio era toccato al regionale 5815, mentre lunedì al regionale veloce 2213. Di quanto accaduto ieri è stato informato il consigliere comunale di Meolo, Giorgio Peloso (Pd), che si è occupato del problema treni con il progetto «Youmove».

«I tagli al trasporto pubblico stanno mettendo a rischio il diritto alla mobilità nella nostra regione», attacca Peloso, «Credo che la mobilità pubblica sia fondamentale per lo sviluppo del Veneto e sia l’unica che possa salvaguardare il nostro territorio già duramente danneggiato da decennali politiche di trasporto indirizzate al mezzo privato. Lo dico da pendolare, ma soprattutto da amministratore. Ci troviamo davanti a una Regione che le uniche manovre che attua

per il trasporto riguardano il taglio di circa 49,7 milioni di euro rispetto al 2010, oltre ai 44 tagliati a livello centrale. Non è accettabile che Regione e Stato continuino di questo passo, la Regione è costantemente ferma e ciò non è ammissibile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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