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Maltempo sul litorale «È stato di calamità»

I sindaci parlano di almeno dieci milioni di danni lungo la costa veneziana «Ci vuole uno studio per affrontare tutti insieme il problema dell’erosione»

BIBIONE. Stato di calamità naturale, i sindaci del litorale pronti a rivolgersi alla Regione. Non lo faranno con il cappello in mano, ma forti della consapevolezza dei loro diritti, visto che queste sono oggi le competenze e loro sono "inquilini" sul Demanio che come tali pagano un affitto e non devono pagare le spese straordinarie.

Si parla di oltre dieci milioni di euro di danni nelle varie località, da Chioggia Sottomarina fino a Bibione. Chi più chi meno, le varie città turistiche hanno subito una massiccia erosione, particolarmente grave a Jesolo, ma anche a Bibione, Caorle e soprattutto Eraclea mare, che da sola ha perso 500 mila metri cubi di sabbia, vedendo sparire la vasta spiaggia libera verso Duna Verde.

Il nuovo gruppo di rappresentanza dei sindaci della costa veneziana, il cui portavoce è il sindaco di Bibione, Pasqualino Codognotto, sta programmando una serie di incontri itineranti per discutere di tassa di soggiorno con gli albergatori e della direttiva europea Bolkenstein e le gare per le concessioni, e adesso anche l'erosione. Il 14 novembre a Cavallino Treporti, per il primo incontro, si aprirà ufficialmente il dibattito sull'erosione inserita nei giorni scorsi.

«Anche Bibione si unisce alle spiagge che hanno subito gravi danni», dice il sindaco Codognotto da Bruxelles, dov’è volato con altri sindaci per parlare di ambiente, «ci sono punti in cui lo scalino è di un metro. La parte Est della spiaggia ha subito una massiccia erosione nella zona delle terme e verso il faro. Poi ci sono Jesolo, Eraclea, Caorle. I danni riteniamo che superino i dieci milioni e per questo stiamo discutendo la richiesta di stato di calamità per la costa veneziana».

Codognotto annuncia anche futuri studi per un sistema di protezione della costa. «Non possiamo più ragionare come singoli Comuni in questo contesto», aggiunge, «ci vuole uno studio generale sul litorale che interessi tutta la costa punteggiata dalle varie località turistiche, ognuna con i suoi problemi e le sue esigenze in fato di protezione dalle mareggiate».

Un Mose anche per la costa veneziana? Oppure delle barriere coralline artificiali sul modello australiano, realizzate con le carcasse delle auto. O ancora scogli longitudinali, tripodi in cemento e chi più ne ha più ne metta. Ci sarà da spendere ancora. E infatti a Jesolo qualcuno sta già raccogliendo

materiale per la Corte dei Conti. «Quanto abbiamo speso in questi anni, diciamo dalla fine dei Novanta», si chiede Daniele Bison della lista civica Jesolo, «cento milioni? Temo siano pochi. La Corte dei Conti avrà materiale sul quale indagare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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