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In duecento “con le maniche in su”/FOTO

La tre giorni del volontariato giovanile, ieri l’incontro finale di valutazione. I ragazzi hanno dipinto pareti, incontrato tossicodipendenti, down, anziani, hanno ripulito giardinetti.

MESTRE. C’è chi si è improvvisato writer e ha abbellito sottopassi con murales, chi ha fatto conoscenza con profughi provenienti da Lampedusa e chi ha servito nelle mense, dando da mangiare ai senzatetto. Si è chiusa ieri pomeriggio con una festa nella parrocchia di viale Don Sturzo, San Pietro Orseolo, “Prove di un mondo nuovo: 72 ore con le maniche in su”, maratona della solidarietà organizzata da un gruppo di studenti impegnati nel sociale, decisi a coinvolgere i loro coetanei nel mondo del volontariato grazie al sostegno della Caritas diocesana, che ha abbracciato l’iniziativa messa in atto per la prima volta a Trento e Bolzano, ma nata a Innsbruck e giunta alla sua seconda edizione.

In questi tre giorni, i 210 partecipanti (140 ragazze e 70 ragazzi accompagnati dai referenti) si sono rimboccati seriamente le maniche, per provare un’esperienza nuova. C’è chi si è speso per i senza fissa dimora a Ca’ Letizia, nelle mense di Betania e della Tana, oppure all’istituto Don Orione di Chirignago.

Alcuni ragazzi hanno passato tre giorni con i giovani del Centro Cerchier di via Passo Campalto, altri si sono recati a Jesolo, allo Young Beach Center, o ancora hanno passato il tempo con i ragazzi down di alcune associazioni.

Tra i progetti, anche la riqualificazione di aree verdi, come ad Eraclea, o l’abbellimento di alcuni siti che ne avevano bisogno dipingendo murales (vedi Mira e Quarto d’Altino).

«Con un gruppo di 14 ragazze», racconta Luca Mareso, tra gli ideatori del progetto «abbiamo sistemato il parco di Villa Elena in via Castellana, che era stato devastato dai vandali a gennaio dell’anno scorso. Abbiamo lavorato», prosegue, «assieme ai ragazzi ospiti della comunità di recupero tossicodipendenti Emmaus, che nell’ambito del programma di reinserimento per trovare lavoro hanno fatto un corso di giardinaggio. Abbiamo rastrellato le foglie, sistemato il giardino, loro con i mezzi più pericolosi, noi gli abbiamo dato una mano facendoci insegnare».

«Con le ragazze», aggiunge, «abbiamo visitato la struttura dove vivono, un’occasione per superare i pregiudizi verso i ragazzi inseriti in comunità

di tossicodipendenti, per conoscerli come persone. È stato un modo anche per loro di venire in contatto con l’esterno».

Mareso traccia un bilancio: «È andata bene, non potevamo aspettarci di più: i ragazzi erano motivati, il numero e la qualità dei progetti davvero valido».

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