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UNA FOTO, UNA STORIA / Quattro amici all’Officina del riciclo

Giocavano insieme a basket, oggi sono un team che punta sulla creatività e sul riutilizzo dei rifiuti tecnologici

VENEZIA. Giocavano insieme a basket e ognuno di loro sapeva fare bene qualcosa. Avevano in comune anche il fatto di essere tutti veneziani, amanti della loro città e convinti di vivere qui, sfidando le difficoltà che inducono tanti residenti a lasciare Venezia. Fra un canestro e l'altro, hanno dato vita a “Officina”, un incubatore d'impresa che in Calle del Traghetto (verso la fermata di Ca' Rezzonico) esplode di colori. All'ingresso, il titolare Alberto Valentini accoglie i clienti in un negozio di t-shirt, cappellini e gadget che Sebastiano Grassetti di “Lamaiadesnuda” realizza ispirandosi all'originalità della vita veneziana; nella stanza sulla sinistra, il grafico Lorenzo Silvestri di “Bjorngraphics” è sempre al lavoro nel suo studio, alle prese con nuovi flyer, brochure e progetti di web design che numerose aziende gli affidano. Poco più avanti, il quartetto di pc colorati che i turisti utilizzano usufruendo dell'internet point di “Officina” anticipano una storia fatta di “venezianità”, riciclo ed ecologia. Sebastiano Marascalchi e il giovanissimo Alvise Caburlotto hanno dipinto i monitor di verde, giallo, blu e rosso dopo averli recuperati da uno dei tanti grovigli di stampanti, toner, fili, pc e tastiere fuori uso che portano via dalle soffitte veneziane per differenziarli in magazzino ad hoc a Musile di Piave e condurli al riciclo.

Accanto all'internet point, c'è infatti la piccola stanza di “Re.Te srl”, il quarto organo di “Officina” dove, partendo da un vecchio tostapane e passando per un hard disk di venti chili degli anni Ottanta (dentro non ci sta nemmeno una canzone), Sebastiano e Alvise raccontano storie di soffitte e magazzini stracolmi di “roba” da buttare. Re.Te è concessionaria di Veritas per il recupero dei rifiuti tecnologici che le utenze pubbliche e commerciali smaltiscono accorgendosi di doverlo fare, spesso e volentieri, quando non hanno più spazio per accantonare il “vecchio”: «Nelle stanze nascoste dei palazzi e nei giardini degli enti pubblici c'è di tutto – spiegano Sebastiano e Alvise – Cumuli di vecchi televisori, monitor di vent'anni fa, lampade al neon, stampanti, fotocopiatrici». «Essendo difficile, a Venezia, smaltire regolarmente questi rifiuti, a causa dei costi elevati del trasporto e della logistica complicata, le utenze rimandano il problema – continuano - rischiando di mandare tutto in discarica senza differenziare, con effetti devastanti per l'ambiente».

Nel suo piccolo, Re.Te ha avviato un'iniziativa per sensibilizzare tutto il centro storico riguardo all'importanza del riciclo di questi materiali dando nuova vita ad ammassi di cartucce esaurite che vengono utilizzate per i toner delle stampanti. Le recuperano dagli uffici, le smontano, le puliscono, le riempiono di toner e le rivendono a un prezzo conveniente presso Officina e agli utenti che aderiscono all'iniziativa.

«Da aprile distribuiamo degli eco-box di cartone gratuiti nelle utenze in cui ci sono uffici che fanno uso costante di toner e stampanti – spiega Sebastiano Marascalchi, titolare di Re.Te - Ne raccogliamo circa 12 tonnellate al mese ma la città sembra non essere sufficientemente sensibile al tema del riciclo. Negli ecobox finiscono spesso anche altre cose, sembra che il concetto di “differenziato” a molti veneziani non sia chiaro».

Ma per renderlo tale,

Re.Te si accinge ad avanzare un'altra proposta: «Vogliamo lanciare una raccolta settimanale porta a porta dei rifiuti tecnologici dei veneziani, includendo anche i singoli cittadini. In molti, qui, se li tengono in casa perché non sanno come smaltirli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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