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IL DOSSIER CARITAS/MIGRANTES

La crisi che colpisce duro Stranieri, è meno 60%

Dai circa 3.000 del 2008 ai 1.100 del 2012: in cinque anni è calato del 60% l’afflusso di nuovi immigrati nella nostra città. È uno dei segni della crisi che colpisce l’immigrazione in Veneto:...

Dai circa 3.000 del 2008 ai 1.100 del 2012: in cinque anni è calato del 60% l’afflusso di nuovi immigrati nella nostra città. È uno dei segni della crisi che colpisce l’immigrazione in Veneto: aumenta la precarietà e si pensa di andare a cercare fortuna altrove. Dati emersi ieri al centro culturale Candiani durante la presentazione del ventiduesimo Dossier statistico Caritas/Migrantes sull’immigrazione per l’anno 2012.

Il dossier. Ne hanno parlato il vicesindaco e assessore comunale alle Politiche sociali, Sandro Simionato, i redattori del dossier veneto, don Bruno Baratto e Alessandro Sovera, il direttore della Caritas veneziana, don Dino Pistolato, la ricercatrice della Fondazione Leone Moressa, Marta Cordini, il responsabile dell’Osservatorio di Veneto lavoro, Bruno Anastasia, il sindacalista della Cisl di Padova, Fall A. Laity, il responsabile del Servizio Immigrazione del Comune, Gianfranco Bonesso.

Le presenze. In assenza di dati dal censimento 2011, ancora in elaborazione, sono i permessi di soggiorno rilasciati (non quelli in rinnovo) il dato per stimare la presenza degli stranieri in Veneto. 554 mila a fine 2011, appena 5 mila in più del 2010; la regione è al quarto posto in Italia per presenze.

A Venezia se ne contano 65.610, il 15,3 per cento. I permessi di lunga durata rilasciati in Veneto sono 253.525. Diecimila e 254 le domande di regolarizzazione presentate entro metà ottobre, la metà di quelle del 2010. A Venezia 1.644 domande. I ragazzi stranieri nelle scuole cittadine sono cresciuti solo del 5 per cento. Ma ci sono più donne che uomini migranti in città .

Gli effetti della crisi. La crisi economica si fa insomma sentire. In Veneto i posti di lavoro perduti, nell’ultimo quinquennio, sono stati circa 90.000, diecimila di stranieri. La maggior parte dei nuovi arrivi è dato dai ricongiungimenti famigliari. Ci sono oggi immigrati che rimandano a casa i loro cari, altri che lasciano l’Italia per la Germania o la Gran Bretagna. Altri ancora aprono partite Iva solo per garantirsi la prosecuzione del permesso di soggiorno. Un paese poco «affidabile» per persone abituate a spostarsi e spesso con alta scolarità. Ma i lavoratori stranieri, sempre più precari, hanno anche redditi bassi (circa 11 mila euro l’anno la media contro i 19 mila degli italiani) .

L’emergenza. «E’ una situazione preoccupante», rileva Simionato, «che riguarda anche Venezia, anche se la maggior parte degli immigrati è occupata nel settore turistico e dei servizi alla persona, che hanno risentito meno della crisi economica». C’è poi il dramma di 150 profughi del Nordafrica (su 300 arrivati in provincia) «ospitati nel nostro Comune e ancora in attesa di sapere se sarà accolta la loro richiesta di protezione internazionale. A fine anno scadrà l’emergenza riconosciuta dal governo e termineranno i fondi».

Record rumeno. A Venezia i maggiori nuovi arrivi (ben 300) hanno riguardato la comunità rumena, seguiti poi da quelli delle altre sei nazionalità che registrano le presenze maggiori, ovvero cingalesi, moldavi, ucraini, cinesi, albanesi e macedoni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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