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L’Arsenale torna di competenza romana: occupato Palazzo Dieci Savi

Un gruppo di attivisti dei comitati ha appeso uno striscione dalle finestre dello storico edificio a Rialto. Il sindaco Orsoni: «Pronti a una presa di posizione forte»

VENEZIA. Un gruppo di attivisti ha occupato il palazzo dei Dieci Savi a Venezia per protestare contro la decisione del governo di restituire all’esecutivo centrale il controllo dell’area dell’Arsenale, mentre in un primo momento era stato assegnato al Comune. Alle finestre del primo piano è stato appeso uno striscione di protesta.

Sulla vicenda è deciso anche l’intervento del primo cittadino: «Non so se andremo a incatenarci davanti a Palazzo Chigi, ma di certo ci vuole una forte presa di posizione della politica», ha spiegato Giorgio Orsoni. «Stiamo vivendo un momento non facile - ha proseguito Orsoni - in cui lo Stato non rispetta gli impegni e ci punirà per il mancato rispetto di quelli che lo Stato stesso ci ha messo in condizione di non rispettare. La situazione è assolutamente incomprensibile e mi auguro quindi di essere smentito dagli organi dello Stato, dopo essermi confrontato anche con il Presidente della Repubblica e tutta la presidenza».

Il sindaco ha ripercorso la vicenda, partendo dall’ultimo episodio «che si qualifica da solo». «L’Arsenale - ha ricordato - è stato assegnato alla città ad agosto, tranne la parte riservata alla Marina Militare, che riteniamo parte della città e vogliamo che resti. Con argomentazioni futili di carattere giuridico, il Ministero delle Infrastrutture ha ora chiesto un trattamento analogo a quello della Marina, pretendendo una parte dell’Arsenale che asserisce indispensabile per fini istituzionali che non sappiamo quali siano e riteniamo che sia da discutere se siano diretti, visto che si tratta di spazi da concedere al concessionario Consorzio Venezia Nuova».

Orsoni, dichiarando di ritenere «infondata» la posizione del Ministero, ha quindi aggiunto: «riteniamo che il concessionario privato possa realizzare opere per lo Stato anche su spazi di proprietà del Comune, ente istituzionale con cui sono possibili tutti gli accordi. Questo passaggio, quindi, per noi non era necessario, come invece hanno ritenuto alcuni funzionari del Ministero, anche a dispetto di altri pareri e posizioni». «Ne prendiamo atto - ha concluso - e faremo le nostre azioni di contrasto a questa scelta, se dovesse passare, anche perchè non ci risulta sia stata

ancora pubblicata, oltre a essere stata inserita in una norma impropria. E facciamo appello ai parlamentari, non solo veneziani, perchè capiscano l’errore che si sta commettendo, ancora una volta a danno della città, perchè il problema non è la rivendicazione di una proprietà, ma ben altro».

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