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Sorpresa, lo Stato si riprende l’Arsenale di Venezia

Il colpo di mano è contenuto in poche righe nel decreto sull’agenda digitale che ora alla firma in Quirinale. Corsa contro il tempo per bloccare il provvedimento

di Enrico Tantucci

Lo “scippo” dell’Arsenale al Comune di Venezia, donato a Ca’Farsetti dal Governo Monti con un emendamento al recente decreto legge sulla spending review e che ora rischia in buona parte di sparire con un colpo legislativo di destrezza.

Sono poche righe «nascoste» nel decreto-legge sull’agenda digitale italiana presentato di recente dal ministro delle Infrastrutture e dello Sviluppo Economico Corrado Passera e già approvato in Consiglio dei Ministri.

Quel decreto è ora alla firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quelle poche righe in mezzo a un provvedimento di tutt’altra natura, dicono che l’area dei Bacini e delle Tese dell’Arsenale concessa a Magistrato alle Acque e Consorzio Venezia Nuova per i lavori di manutenzione delle dighe del Mose non deve più passare al Comune - come prevede il decreto sulla spending review - ma deve restare di proprietà dello Stato, affidato al Demanio.

Se così fosse, al Comune verrebbe sottratto di colpo circa il 70 per cento dell’Arsenale Nord, lasciandogli solo le briciole, mentre per quanto riguarda la parte sud la trattativa con il Ministero della Difesa e l’Agenzia del Demanio - per decidere cosa lasciare ai militari - sarebbe ormai a buon punto.

Il Comune punterebbe, in particolare, a ottenere la pienma percorribilità acquea dell’Arsenale, riaprendolo realmente alla città e al passaggio dei mezzi pubblici e l’obiettivo non sarebbe irraggiungibile.

Ma tornando all’esproprio minacciato dell’Arsenale nord, le indiscrezioni da Roma dicono che il Quirinale - allertato anche da Venezia, dove ci si è accorti in tempo dell’”inghippo” - avrebbe già mostrato tutte le sue perplessità nel firmare un provvedimento come quello sulla proprietà dell’Arsenale che con l’agenda digitale c’entra come i cavoli a merenda e ne avrebbe chiesto, perciò, la cancellazione dal decreto. Ma la partita è ancora aperta. Dietro la “mossa” c’è però un vero e proprio braccio di ferro e un’azione di lobby – certamente lecita ma che non fa in questo caso gli interessi del Comune - che vede il Consorzio Venezia Nuova nel ruolo di protagonista. Mantenere al Demanio quella grossa fetta di Arsenale dedicata alle manutenzioni del Mose - e per la quale è comunque già in atto una concessione di lunga durata - significherebbe relegare di fatto l’Amministrazione comunale nel ruolo piuttosto marginale che ha già avuto in questi anni sulla gestione del complesso e non dovere sottostare, anche in futuro, ai suoi controlli e alla necessità di un suo via libera sui progetti per l’area, al di là del mancato pagamento dei canoni concessori al nuovo gestore comunale. Di fatto il Magistrato alle Acque e il sistema di imprese legato al Consorzio Venezia Nuova resterebbero, a tempo indeterminato, i “padroni di casa” e anche il recupero complessivo dell’Arsenale - che per il Comune è una priorità assoluta - non sarebbe necessariamente l’obiettivo primario dei concessionari. Tutto si è messo in moto di recente con una lettera al ministro delle Infrastrutture Corrado Passera inviata dall’Avvocatura dello Stato.

Nella lettera si diceva in sostanza che il passaggio degli spazi dei Bacini e delle Tese - dove è prevista la manutenzione del Mose - in proprietà al Comune avrebbe complicato sul piano burocratico e amministrativo l’investimento pubblico già ingente nell’area e proprio per questo si annunciava la sospensione cautelativa di due progetti del Magistrato alle Acque e del Consorzio Venezia Nuova già previsti sull’area, in attesa di chiarimenti.

Vista la centralità che anche per questo Governo riveste la conclusione dei lavori del Mose, Passera non sarebbe rimasto insensibile, trovando una soluzione rapida per risolvere il problema. Appunto, un codicillo al suo decreto sull’agenda digitale per mantenere al Demanio la grossa

fetta di Arsenale riservata alle lavorazioni del Mose, sottraendola al Comune. Che ora spera che Napolitano non metta la sua firma sotto lo “scippo” che sarebbe, per Venezia e il Comune una sconfitta bruciante e una perdita di sovranità per conto terzi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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