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Grandine e vento Presentato un conto di 300 mila euro

Forti danni all’agricoltura nel Miranese e in Riviera La Coldiretti: «Per alcune aziende è stato il colpo del ko»

MIRANO. Viti ma anche colture di mais e ortaggi. Il maltempo ha fatto davvero danni importanti in Riviera del Brenta e nel Miranese. Una prima stima parla di 300 mila euro nei 17 comuni. L’area più colpita è stata quella del Miranese e in particolar modo la zona di Scorzè, Martellago, Salzano e Noale. «Ci sono stati danni alle colture in un almeno cinquanta aziende della zona», dice Fabio Livieri, responsabile della Coldiretti del Miranese, «per questo motivo abbiamo provveduto con i nostri tecnici a verificare i danni provocati dalla grandine e dal vento. Abbiamo constatato che è stato soprattutto il mas, le viti e vitigni ad aver sofferto di più. Sono caduti infatti chicchi di grandine grossi anche tre centimetri di diametro nell’area di Mirano, Salzano e Santa Maria di Sala. Sono stati fatti dei conteggi e solo nel Miranese si stima che i danni abbiano superato i 200 mila euro. Per le colture dell’area di Salzano e Martellago già investite dal maltempo del 22 giugno è stato il colpo del ko».

La stazione Meteosantangelo, a Sant’Angelo di Sala, i cui dati e previsioni si stanno rivelando più precisi di quelli dell’Arpav, ha rilevato domenica scorsa un’intensità di precipitazioni pari a 343 millimetri di pioggia in un’ora. Anche in Riviera le cose non sono andate bene anche se i danni sono stati inferiori.

«In Riviera del Brenta», spiega il responsabile di Coldiretti, Paolo Capuzzo, «il maltempo ha colpito i comuni di Mira, Pianiga, Dolo e Fiesso. In particolare le colture di mais e i vigneti nella zona di Dolo e Camponogara. Altre colture Giare di Mira e Campagna Lupia. Sono stati stimati danni per circa 100 mila euro. Si pensa comunque che per fare una stima completa e minuziosa delle conseguenze di questo maltempo bisognerà aspettare almeno una settimana». Una cosa però è chiara: questi danni non saranno rimborsati e non si potrà chiedere la proclamazione dello stato di calamità naturale. «Per poter fare questa richiesta», conclude Livieri, «è necessario che siano stati fatti danni alle strutture delle aziende agricole, che non ci sono stati. Si spera solo che chi ha perso il raccolto fosse assicurato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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