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Aree di Marghera, Tar “liberatutti”

I proprietari dei terreni esentati dall’obbligo di effettuare carotaggi alla ricerca di inquinanti, l’onere è del Comune

di Gian Nicola Pittalis

Una sentenza rivoluzionaria; non dovranno più essere i privati a occuparsi a loro spese della bonifica dei terreni gravitanti nell’ex area industriale di Porto Marghera ma il Comune. A sorpresa, infatti, il Tar del Veneto, con sentenza del 28 novembre, ha accolto il ricorso di un privato in relazione alla questione delle bonifiche delle aree della zona industriale e ribalta i provvedimenti presi dalla Conferenza di Servizio presieduta al tempo da Mascazzini.

A partire dal 2004 presso la Regione sono state indette numerose riunioni di conferenze di servizi con la partecipazione del ministero dell’Ambiente, di Provincia, Comune, Arpav con le quali si imponeva ai proprietari delle aree di predisporre un piano di carotaggio dei loro fondi, imponendo, nel caso, la messa in sicurezza di emergenza e la bonifica degli stessi. In poche parole, se prima un proprietario di un terreno, per poter usufruire del terreno per scopi diversi era obbligato a effettuare a sue spese un sondaggio per dimostrare che l’area non era inquinata (e nel caso lo fosse doveva intervenire, chiamando in causa l’Arpav in veste di controllo, e poi preoccuparsi della bonifica, pagando eventuali danni per il rischio ambientale), da ieri sarà compito del Comune andare a effettuare, a sue spese, controlli sui terreni ritenuti a rischio. Un costo non da poco per le già esigue casse comunali.

Il Tar Veneto negli scorsi anni ha sempre rigettato le istanze di sospensione degli atti amministrativi, tuttavia, con la sentenza pubblicata l’altro ieri ha accolto per la prima volta un ricorso di una privata cittadina, la signora Pesce, proprietaria di un’area all’interno della zona industriale di Porto Marghera.

«Ora il comune cittadino, come l’azienda – spiega l’avvocato Leonardo Zanco, difensore della signora (ma anche altre aziende hanno presentato ricorso come la 3VCM, l’Interporto di Venezia e la Berengo) – effettuerà le dovute verifiche secondo la normativa nazionale solo se chiamata in causa dal Comune, sbloccando di fatto una situazione che aveva paralizzato anche la commercializzazione di moltissime aree». Un decreto del presidente della Repubblica, infatti, stabiliva che doveva essere lo Stato a dover accertare le situazioni di contaminazione ambientale, e non supporre che l’inquinamento ci fosse imponendo al privato l’intervento. Oltretutto i previsti finanziamenti, pari al 50 per cento del costo delle bonifiche, non sono mai arrivati, bloccando di fatto il riutilizzo di aree abbandonate e la commercializzazione dei terreni.

«Si tratta anche di un notevole risparmio – continua l’avvocato – dal momento che per un carotaggio del terreno servono non meno di 40.000 euro per ogni ettaro, sempre nella speranza che l’elemento

inquinante non vada a toccare anche una falda acquifera: ma ora sarà lo Stato a dover accertare eventuali situazioni di inquinamento». Un bel problema per il nuovo ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che conosce bene l’area industriale di Porto Marghera.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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