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LA CRONACA / Bossi a Venezia: «Referendum per la Padania libera»

Il leader del Carroccio alla Festa dei Popoli Padani in riva Sette Martiri: migliaia di militanti del Carroccio a Venezia per ascoltare Bossi. La base chiede una svolta e il leader ripropone il tema della secessione

VENEZIA. Un anno fa, in laguna, il leghismo trionfante celebrava i ripetuti successi elettorali, l’ascesa dei governatori Zaia e Cota, l’avvio della sospirata riforma federalista. Tempi d’oro che sembrano lontani un secolo. Con gli scandali di Berlusconi, l’emergenza economica, l’acuirsi del dissidio interno alla Lega: fino al raduno di Pontida, ai fischi inauditi riservati a Umberto Bossi, ieri lider maximo intoccabile, oggi veterano acciaccato, stretto tra l’incudine della fedeltà al Cav e il martello dei militanti delusi. L'attesa sul palco in riva Sette Martiri è tutta per lui.

Ecco gli aggiornamenti in diretta dalla manifestazione

Ore 13.30.
Circa 50 mila partecipanti. E' questo il numero che forniscono gli organizzatori della Festa dei popoli padani a Venezia per il comizio conclusivo di Umberto Bossi

Ore 13.15.
Dal punto di vista numerico il bilancio della Festa dei popoli padani 2011 è negativo, ad occhio nudo si notava meno gente rispetto allo scorso anno. Non ci sono però ancora numeri ufficiani, nè da parte degli organizzatori nè della questura. C'è però da dire che le previsioni meteo annunciavano maltempo e in più si è aggiunto anche lo sciopero dei treni, come ha ricordato anche il leader leghista Bossi dal palco.

Ore 13.05.
Non sono mancate le contestazioni nei confronti del raduno leghista. Due giovani, una dipendente pubblica e un lavoratore di un hotel, hano sfilato per riva Sette Martiri con una bandiera italiana, distribuendo volantini con la scritta: "18 settembre 2011, Venezia è italiana". Nessun incidente comunque con i militanti leghisti.

Ore 13.00.
Tocca a un bambino biondo, accompagnato da Roberto Calderoli e Umberto Bossi, svuotare l'ampolla in Laguna Ma Bossi svuota l'ampolla "battezzando" tutti i leader leghisti: prima il bimbo, poi Calderoli, il figlio Renzo, Cota e Rosi Mauro.

Ore 12.55.
Bossi termina scherzando sul suo braccio rotto: "Non inseguite i figli per le scale in ciabatte: rischiate di farvi male". Adesso il rito dell'ampolla, l'acqua del Po (presa sul Monviso) e del Piave gettata in laguna.

Ore 12.50.
Bossi: "State attenti perché in Padania ci sono milioni di persone disposte a combattere per la libertà. Fate bene i vostri conti. Dobbiamo salvare il nostro popolo dall'oppressione centralista. La faremo finita con questo ladrocinio imperante".

Ore 12.45.
Bossi: "Oggi non siamo più in grado di mantenere il centralismo italiano. Tutti noi sappiamo che alla fine arriverà il redde rationem, che alla fine ci sarà la battaglia per la libertà. E la vinceremo". E sul braccio rotto: "Sono caduto dalle scale inseguendo mio figlio. Ma voi giornalisti non potete scrivere che Bossi non viene a Venezia perché è stanco. Io verrò sempre qui".  

Ore 12.43.
Bossi: "Qualche tempo fa a Milano in un grande magazzino ho incrociato un pensionato sorpreso a rubare una bistecca e un fiasco di vino. Ho pagato io di tasca mia per lui. Ma sono cose che fanno riflettere: non possiamo permettere che i nostri anziani siano costretti a rubare per mangiare. Le pensioni non si toccano: certe cose non si possono fare".

Ore 12.41.
Bossi: "In primavera ci sarà una grande manifestazione, ma non l'annuncio pubblicamente per non dirla ai giornalisti. La sapranno dopo i nostri militanti - prosegue il leader del Carroccio - A Roma non è possibile portare a casa tutto, ma cerchiamo di portare a casa il più possibile. Abbiamo salvato le pensioni, per esempio. E' un mondo alla rovescia: la sinistra, i sindacati, dovrebbero salvare le pensioni, e invece stanno dall'altra parte. Sono i soldi di chi ha lavorato una vita".

Ore 12.38.
Bossi: "I giornalisti sono dei grandissimi stronzi. Sono degli Iago, quelli che parlano male continuamente. Quando li trovi fan finta di essere amici, ma sono tutti contro la Lega. Sono al servizio di quelli che non vogliono cambiare una virgola".

Ore 12.36.
Bossi: "Come si fa a stare in un paese che sta perdendo giorno per giorno la democrazia. Il fascismo è tornato, sotto altri nomi e altre forme. Addirittura hanno aggredito anche i corridori del giro di Padania. Ma alla fine non vincono gli eserciti, vincono i popoli. Dobbiamo trovare la via democratica perché un popolo importante, dignitoso e lavoratore arrivi alla secessione: forse sarà la via referendaria. Se l'Italia va giù, la Padania va sù".

Ore 12.35.
Arriva Umberto Bossi, accompagnato dal figlio Renzo: ha un braccio fasciato.

Ore 12.30.
Gobbo parte all'attacco sulle divisioni interne: "Non accettiamo che dentro il partito ci siano persone che lanciano discorsi di stampo mafioso. Noi non abbiamo scheletri negli armadi".

Ore 12.25.
Tocca adesso a Gianpaolo Gobbo, segretario nazionale e unico senza camicia verde, incalzare i militanti e introdurre Bossi: "Solo con l'unità possiamo arrivare all'obiettivo". Poi ironizza: "In Italia è la prima volta che i lavoratori delle ferrovie fa sciopero di domenica. Ma nonostante tutto siamo tutti qui". "Oggi ci sono state diverse provocazioni - prosegue - Ma le provocazioni noi non le accettiamo. Ma se ieri a quei cortei di quei signori ci fosse stata la nostra provocazione, questi cosa avrebbero fatto? Io ringrazio e sono vicino a Federico Ballan, che è stato picchiato da sei giovinastri perché era leghista".

Ore 12.23.
Maroni: "In questi giorni per riprendermi dallo sconforto della lettura dei giornali mi sono rimesso a leggere la 'dichiarazione d'indipendenza della Padania' letta da Bossi nel 1996 proprio qui a Venezia: sono parole ancora d'attualità e piene di ricchezza e cultura".

Ore 12.20.
Maroni: "Scoraggia il fatto che mentre noi ci danniamo l'anima per strappare risultati concreti, la politica romana oggi si occupa di complotti di palazzo, di fango, delle porcate di quei mascalzoni romani e milanesi che si occupano solo dei loro sporchi traffici. Noi non abbiamo niente a che fare con questa gente e con questo modo di far politica: abbiamo l'orgoglio di chi rivendica il valore superiore dell'etica nei comportamenti individuali e di quelli di partito. Noi siamo diversi da questa gentaglia".

Ore 12.18.
Maroni ringrazia Calderoli: "I giornali scrivono che siamo avversari: sono tutte balle, non leggeteli i giornali"

Ore 12.16. Maroni: "Stare al governo di Roma non è facile: sono più le grane che le soddisfazioni. Ringrazio polizia e carabinieri che ieri a Venezia hanno dato una lezione di democrazia a questi delinquenti: dai centri sociali ai no-Tav che tirano massi da 50 chili ai poliziotti"

Ore 12.13. Tocca a Roberto Maroni salire sul palco, tra gli applausi e il coro "Presidente, presidente". Lui parla dei risultati della lotta al crimine e ai mafiosi: "Abbiamo restituito tante risorse ai comuni". Poi l'arrivo dei clandestini sulle nostre coste: "Abbiamo avuto il peggio della primavera araba. Ma noi continueremo a fare i respingimenti, perché sono conformi al diritto internazionale. E poi abbiamo rimpatriato in pochi mesi 13 mila clandestini. E continueremo a farlo finché tutti i clandestini non saranno rispediti a casa loro".

Ore 12.11. Calderoli: "Ma non avete mai capito dopo 150 anni che l'Unità d'Italia non si fa colonizzando il nord? Se non la smettete noi ci giriamo e guardiamo a Nord, ma non al super-euro che è diventato il Marco. Ma guardo alla Svizzera e al Franco. E le regioni non le chiamo più così, ma li chiamo Cantoni".

Ore 12.10. Calderoli: "Non c'è crescita? Ma se i dati della Padania, anche in un momento di crisi, superano quelli della Germania. Ma l'è dura tirar el carretto per tutti..."

Ore 12.05. Calderoli: "Il federalismo che doveva partire nel 2014 adesso ci chiedono di farlo partire dal 1 gennaio 2012: allora non era così male? - spiega - E dobbiamo fare la lotta all'evasione fiscale, perché questo è un popolo di evasori: solo se paghiamo tutti possiamo pagare meno tasse. Non si evade: ma non si evade qui come nel Mezzogiorno. Se si guarda a quanto pagano di equivalenti d'Iva in Calabria si arriva al 5%. I controlli non si fanno solo qui, dove le tasse si pagano, ma soprattutto dove le tasse non le pagano e non le hanno mai pagate".

Ore 12.02. Calderoli attacca sulle divisioni nel Carroccio: "Siamo impegnati che ogni soldo che troviamo lo togliamo ai tagli. Sul Monviso ci hanno contestato in quattro gatti spelacchiati. Certo che c'è chi canta fuori dal coro e così ottiene spazio sui giornali. Noi siamo "fratelli su libero suol", non "fratelli coltelli". Se non c'era Bossi non c'era la Lega e la Padania: quando c'è da candidare qualcuno sono tutti lì con le orecchie basse, una volta eletti dicono che rappresentano l'istituzione. Eh no: polvere sei e polvere ritornerai. Tutti noi, io e Maroni compresi, senza Bossi non saremmo un cazzo".

Ore 12.00. Calderoli affronta il capitolo Province: "Abbiamo sempre difeso la necessità di un ente intermedio. Io dicevo che l'identità è legata alla Provincia: io prima che lombardo mi sento bergamasco. Vanno abolite le piccole province, grandi quanto un rione, come quelle della Sardegna. Ma le nostre devono restare".

Ore 11.55. Calderoli: "Se c'è una manovra questa volta devono pagare tutti, ma tutti veramente. Ci sono stati quattro fighetti di calciatori che non volevano pagare le tasse. Sapere cosa abbiamo risposto? Se andate avanti così le tasse ve le raddoppiamo!". E poi avanti sui costi della politica: "Sono anni che facciamo la lotta alla Casta, abbiamo votato noi per il dimezzamento dei numeri dei parlamentari. Abbiamo tagliato per due volte lo stipendio dei ministri: sapete quanto mi amano i parlamentari? Se non attraverso sulle strisce mi mettono sotto in auto appena mi vedono i miei colleghi".

Ore 11.52. Calderoli ha il difficile compito di spiegare la manovra al popolo leghista: "Abbiamo miliardi di debito pubblico sulle spalle. I paesi europei non coprono più il nostro debito pubblico, i nostri interessi sono raddoppiati. Quando hai davanti alternative dure come quella di "far saltare il banco", il capo non poteva che prendere quella decisione. E' vero forse la Padania poteva nascere prima, ma non poteva nascere con miliardi di debiti sulle spalle - spiega il ministro -  Quello che non va nelle pensioni è che sono troppo basse. Ci sono altre pensioni da rivedere: quelle di chi non ha mai fatto un c... in vita sua. Quelle del cieco che guida la Ferrari, quelle dei falsi invalidi".

Ore 11.50. Sale sul palco Roberto Calderoli: "Dicevano che oggi qui non ci sarebbe nessuno... Dicevano che eravamo spaccati... Hanno spaccato i c.... i giornalisti che si investano queste cose".

Ore 11.48. Rosi Mauro: "Non ci siamo mai permessi di menare gente e bloccare le città per altre manifestazioni. Siamo sempre stati democratici: la Padania si raggiunge in modo democratico - dice l'esponente del sindacato padano contro i centri sociali - Noi siamo a Roma per fare le riforme e non per restarci a vita, perché il nostro posto è nel territorio e tra la gente".

Ore 11.47. Rosi Mauro sale sul palco di riva Sette Martiri: "Non essite che le donne vadano in pensione a 65 anni. L'Europa non ci può imporre nulla. Noi abbiamo mantenuto la barra dritta: per noi sarà l'anno del mai"

Ore 11.45. "Secessione, secessione" è il coro del popolo padano sul discorso di Luza Zaia.

Ore 11.40. Zaia: "A livello nazionale abbiamo avuto il coraggio di dire che non volevamo i rifiuti di Napoli. Perché la civilità passa attraverso la pulizia dei marciapiedi ma anche attraverso l'insegnamento: debbono fare la raccolta differenziata, debbono smaltire i rifiuti a casa loro"

Ore 11.37. Zaia: "Questa è l'occasione per incontrare i militanti. Ed è bene che sappiano che in Regione Veneto i nostri consiglieri hanno portato grandi risultati. Abbiamo applicato il principio del "Prima il Veneto", perché negli asili nido oggi si sostengono prima i bambini veneti e che le case popolari prima si danno ai residenti del Veneto".

Ore 11.35. Tocca a Luca Zaia parlare dal palco con il Leone di Venezia: "Partiamo con un applauso di solidarietà per i 12 agenti feriti ieri a Venezia a garantire con il proprio lavoro l'ordine pubblico, la libertà di manifestare ma non di fare guerriglia urbana".

Ore 11.30. Sul famoso balcono del tricolore c'è il figlio della signora Lucia, la donna divenuta celebre anni fa per un 'animato colloquio' con Umberto Bossi proprio perche esibiva il tricolore. Il ragazzo affacciato al balcone indossa una maglia rossa con l'immagine di Ernesto Che Guevara: ''Sì, sono il figlio della Lucia e sono qui con il tricolore'', spiega a chi gli chiede spiegazioni. Intanto un gruppo di militanti ha esposto un grande striscione che copre in parte la visuale del palazzo con il tricolore.

Ore 11.27. "Oggi in politica si parla solo di gossip - attacca Cota - E quelli della sinistra che si inventano le contro-manifestazioni e ci contestano. Ma in realtà la verità è che non hanno più un punto di riferimento in politica. E che la Lega è rimasta l'unico punto di riferimento. Chi è che ha lavorato per ridurre i tagli agli enti locali? Chi è che ha difeso gli interessi della gente comune, difendendo le pensioni? Solo la Lega. Altro che i contestatori da salotto".

Ore 11.25. Parla il governatore del Piemonte Roberto Cota: "Solo il nostro popolo ci dà quella carica vera di cui abbiamo bisogno - esordisce - Solo il modello produttivo padano è in grado di competere in Europa e nel mondo. Il progetto politico di Bossi oggi è quello giusto per uscire dalla crisi economica. Noi possiamo andare in giro a testa alta, perché abbiamo detto sempre la verità. Adesso tutti si riempiono la bocca con i progetti più disparati, ma chi aveva detto che dovevano essere difesti i nostri prodotti? L'aveva detto Bossi e la Lega".

Ore 11.22. Sul podio da cui parlano gli oratori solo il Leone di San Marco, "spada in mano", niente "Sole delle alpi". Un solo striscione evidente tra il pubblico: "Secessione".

Ore 11.15. Ci sono anche i gruppi sportivi. E non solo i "ciclisti padani" del giro di Padania. C'è anche "Padania calcio" e i "velisti padani".

Ore 11.10
. Renata Galanti, leader delle associazioni padane è la prima a parlare sul palco. Parla delle attività delle associazioni padane, volute da Bossi per essere "l'orecchio del territorio". Si scopre l'esistenza degli "Orsetti padani", che si occupano dei bambini, gli "Alpini padani", e persino i "giornalai padani", che "stanno combattendo una grossa battaglia perché i loro diritti vengano rispettati".

Ore 11.05. Scatta il "Va pensiero". Inizia la manifestazione leghista in riva Sette Martiri. A poco a poco salgono sul palco tutti i leader padani.

Ore 11.03. ''Avanti così fino alla fine''. Così Roberto Calderoli risponde ai cronisti che gli chiedono se la coalizione di governo andrà avanti. ''L'opposizione fa il suo lavoro, ma così non fa altro che allungarci la vita'', prosegue il ministro leghista a proposito della richiesta di un nuovo esecutivo da parte delle opposizioni. ''Stiamo ancora pensando alla manovra e dobbiamo dedicarci alle riforme - conclude Calderoli - è un momento importante per i saldi al di là delle piccole questioni".

Ore 11.00. Roberto Calderoli prova a spegnere il 'fuoco secessionista' tra i militanti della Lega. ''La secessione? Questo è l'antidoto: il modello padano. Se c'è ascolto su questo modello bene, altrimenti...'', replica il ministro ai cronisti che gli chiedono un commento sull'ipotesi di secessione.

Ore 10.55. ''Probabilmente in pensione dovrebbe andarci lei''. E' la risposta seccata di Roberto
Calderoli ai cronisti che gli chiedono se ''per Bossi sia arrivato il momento di andare in pensione''. ''La questione dell'unità all'interno della Lega l'hanno inventata i giornalisti'', replica ancora Calderoli incalzato dalle domande dei cronisti

Ore 10.50. ''Se c'è la volontà di cambiare la legge elettorale credo sia meglio farlo in Parlamento e non con un taglia e incolla delle proposte dei referendum''. Così Roberto Calderoli sull'ipotesi di riforma della legge elettorale attraverso i referendum. ''Per me ha più senso cambiare prima la Costituzione'', conclude il ministro leghista.

Ore 10.45. "L'attuale esecutivo, basato sull'alleanza fra Pdl e Lega Nord, è un governo politico,
mentre altre maggioranze sarebbero frutto di inciuci". E' l'opinione del ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, conversando con i cronisti prima dell'inizio della manifestazione della Lega Nord a Venezia. "Il nostro è un governo politico, ad altri piacciono gli inciuci", ha spiegato.

Ore 10.30. Tutto pronto
per la manifestazione leghista in Riva Sette Martiri. E' l'edizione numero 15: nè l'annunciato maltempo, nè lo sciopero dell'Orsa sui treni regionali hanno scoraggiato i militanti leghisti. Il discorso di Bossi è atteso per mezzogiorno. Tricolore alla finestre, come ogni anno, per la signora Lucia.

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