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Alluvione, sicurezza idrica a rischio nel Veneto Orientale

Scoli, fossi e bacini non tengono più. L'assessore regionale Stival: «Bisogna risanarli». Sotto osservazione i canali consortili dopo le grandi piogge dei giorni scorsi, caduti quasi 200 millimetri di pioggia

PORTOGRUARO. L'impossibile, anche se largamente prevedibile quando è riferito al maltempo, è accaduto. La gente è al limite della sopportazione. Nessuno avrebbe mai pensato di vedere allagato il centro storico cittadino né di assistere impotente alla tracimazione delle fosse, e di quei fiumi e canali che non avevano mai causato danni. Disagio che continua anche dopo che le acque, come nel diluvio universale, si sono ritirate ma solo da quei terreni che ricadono nella competenza del Consorzio Bonifica che ha messo in funzione tutte le idrovore. Nelle altre zone a scolo naturale, l'emergenza anche se conclusa, ha lasciato segni indelebili sulle cose e principalmente sulle persone.

Lungo la provinciale per San Stino, lo spartiacque è dato dalla strada, a sinistra l'acqua si è ritirata, sulla destra invece, dove insistono anche abitazioni, è ancora alta. A Bibione, Ervino Drigo lancia accuse di immobilismo nei confronti della Regione, per una situazione che si ripresenta ad ogni precipitazione. A Pramaggiore gli interventi della Protezione Civile si sono riversati sulle solite vie San Francesco, della Pietra, Pacinotti e sul Mulino Dalla Pasqua. A Cinto l'intera località Bando è stata invasa dalle acque del Caomaggiore che, ormai privo di argini per un lungo tratto, ha invaso con le sue acque terreni e case, facendo tracimare anche i due laghi. Qui si è rischiato grosso quando nella notte l'acqua è entrata nella camera da letto di una coppia di anziani arrivando alle prese della corrente elettrica. I tecnici dell'Enel gas stanno tentando di riaccendere le caldaie nella cabina di distribuzione del gas, ancora sotto un metro d'acqua, per evitare che i riduttori si congelino al passaggio del metano e lascino tre paesi senza alimentazione.

Sono stati battuti tutti i record in negativo e l'unica consolazione per le persone colpite dall'alluvione è stata la presenza dei Vigili del Fuoco che si sono prodigati ogni oltre limite e quello dei volontari della Protezione Civile. Non si sono risparmiati nemmeno tecnici ed operai del Consorzio Bonifica e, nelle limitate possibilità in cui versa, anche quelli del Genio Civile.

Ma tutta questa gente purtroppo arriva sempre dopo che il disastro è avvenuto e si contano i danni per avanzare la richiesta di rimborsi. Ma i soldi in Regione non ci sono. «Nella riunione di ieri la Giunta ha chiesto un finanziamento di 3,5 miliardi da destinare ad un piano quinquennale di risanamento idrogeologico, ha anticipato l'assessore regionale alla Protezione Civile Daniele Stival, nel frattempo dove si può, come nel caso dei laghi di Cinto, mi sto impegnando per utilizzarli
come bacino di laminazione con accordi chiari e di sostegno vista la disponibilità del titolare Stefano Secco. Si risolverebbero così anche i problemi a valle, vista la grande ricettività del lago».

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