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Crisi, 4 mila posti di lavoro persi

Anno nero per l’industria. E il 2010 rischia di non essere molto migliore

MESTRE. Se il 2009 è stato un anno nero e senza precedenti tanto per le piccole aziende artigiane, quanto per le grandi e medie industrie manifatturiere, per il 2010 non si intravede una chiara via d’uscita. Anzi, stando ai dati di Veneto Lavoro e alle previsioni delle associazione imprenditoriali, per il nuovo anno si prevede ancora un ricorso massiccio alla cassa integrazione - sia ordinaria che straordinaria - e un numero crescente di lavoratori in mobilità (licenziati) per l’esaurimento degli ammortizzatori sociali e la mancanza di nuovi posti di lavoro.

Il 2009 se ne va con un bilancio economico-sociale molto pesante e un numero crescente di imprese, grandi e piccole con bilanci in rosso, pochi ordini di lavoro e meno credito dalle banche.

Aziende in difficoltà. Per la prima volta, la Camera di Commercio veneziana registra un saldo negativo tra iscrizioni di nuove aziende e cessazioni; mentre le produzioni manifatturiere registrano una diminuzione del 20% con prospettive poco tranquillizzanti per il prossimo anno, sopratutto nei settori più colpiti: edilizia, chimica e vetro, metalmeccanica e siderurgia. Non meno pesante è il dato sulle sofferenze bancarie (debiti e mutui non pagati nel 2009) cresciute del 22% rispetto al 2008.

Sempre più cassintegrati.
L’anno che si sta chiudendo ha registrato un numero crescente di aziende in grave crisi di commesse di lavoro e liquidità. Stando ai dati dell’agenzia regionale Veneto Lavoro, il totale di aziende in stato di crisi è passato dalle 84 del 2008 a 214 nel 2009 (aggiornato a novembre), con un numero di lavoratori interessati passati dai 2.025 del 2008 ai 6.720 di quest’anno (dato aggiornato a novembre). Nel 2009 il ricorso agli ammortizzatori sociali non ha pari negli ultimi vent’anni, con un numero di ore di cassa integrazione ordinaria (crisi congiunturali) sei volte maggiore dell’anno precedente e più del doppio per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria (crisi strutturali e ristrutturazioni). Nel 2009 il numero di lavoratori posti in mobilità è passato dai 2.988 del 2008 ai 4.084 del 2009 a causa delle aziende che hanno ridotto gli organici o hanno addirittura chiuso i battenti per cessata attività o per l’avvio della procedura fallimentare dovuto all’eccessivo indebitamento e all’insufficiente capitale sociale o di riserva.

Un lungo elenco.
La crisi interessa tutto il settore manifatturiero in tutta la provincia, senza distinguere tra grandi medie o piccole aziende. La crisi di ordini di lavoro e liquidità - iniziata alla fine del 2008 e continuata, con sali e scendi, nel 2009 - ha contagiato in modo pesante grandi e medie industrie del Veneto Orientale e della Riviera - come il Lanificio Veneto, la Nuova Pansac, Aprilia, San Benedetto, Speedlene, Flag, Visibilia, ecc. - sia quelle del polo industriale di Porto Marghera (Nuova Sirma, Montefibre, Vinyls Italia, Solvay, Officine Beltrame, Ilva, Alcoa Italia, cantieri navali De Poli e Dalla Pietà, ecc.) e del loro indotto costituito da centinaia di piccole aziende artigianali diffuse il tutto il territorio provinciale. Del resto, anche il porto commerciale di Venezia chiude il 2009 con una forte riduzione di tutti i tipi di traffici (prodotti petroliferi e chimici, carbone, cereali e granaglie, rinfusa metalliche, colli vari e container) attestata a fine ottobre a - 16 %.

L’appello di Brugnaro.
Il presidente di Confindustria veneziana, l’imprenditore Luigi Brugnaro, non nasconde la drammaticità dei numeri negativi, ma puntualizza che «il culmine della crisi, è stato registrato nel maggio scorso, poi a partire da luglio si è ricominciata a registrare una crescita che tutt’ora continua, un + 0,5 per cento che nel corso dell’anno prossimo potrebbe crescere ulteriormente». «La crisi - aggiunge Brugnaro - ha costretto varie imprese a ricorrere agli ammortizzatori sociali e nell’arco dell’anno prossimo, potremmo assistere, in alcuni casi, ad una pesante ricaduta occupazionale e produttiva. Per evitare il peggio dobbiamo salvaguardare il patrimonio industriale esistente e in particolare quello di Marghera dove si devono concludere le bonifiche e si debbono mettere davvero a disposizione
le aree agli imprenditori che vogliono o stanno già investendo. Lancio, quindi, un appello alle forze economiche, sociali e istituzionali: lavoriamo insieme per tornare a parlare di sviluppo e per sostenere in termini di formazione e ricollocazione a chi ha perso il posto di lavoro che aveva».

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