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«La mia Fenice sempre più teatro del mondo»

Nomina ufficiale per Fortunato Ortombina sarà sovrintendente e direttore artistico

Ha già scalato in questi anni veneziani e veneti - da appassionato ciclista amatoriale - la cima del Monte Grappa e lo scorso anno anche il Pordoi dal versante veneto. E ora Fortunato Ortombina ha “scalato” anche la vetta della Fenice, diventando da ieri insieme sovrintendente e direttore artistico del teatro veneziano, nominato dal Consiglio di indirizzo della fondazione, con in testa il suo presidente Luigi Brugnaro, sindaco della città lagunare. Ortombina prende il posto di Cristiano Chiarot, con cui ha lavorato in tandem - per restare al ciclismo - in questi anni della guida della Fenice e che già da qualche mese “volato” a Firenze, per guidare un Maggio Musicale Fiorentino un po’ malandato sul piano gestionale.

Una nomina, quella di Chiarot, fortemente voluta dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini e concordata quindi anche con Brugnaro - che lo ha lasciato partire un po’ a malincuore - ma che aveva in sé già una linea di continuità con la nomina annunciata di Ortombina. Che si è fatta però attendere per qualche mese.

«L’abbiamo tenuto un po’ in prova» ha detto un sorridente Brugnaro ieri al termine del Consiglio di indirizzo che ha nominato Ortombina «perché prima abbiamo voluto assicurare l’equilibrio del bilancio, fondamentale anche per una fondazione lirica, ma sono convinto che con Ortombina ora si possano fare cose sempre migliori per la Fenice, migliorando l’efficienza del teatro, raggiunta anche riducendo un po’ il numero delle produzioni, allungando le repliche e proponendo anche titoli attrattivi per il pubblico. Sono convinto che sia la scelta giusta per la Fenice e dal ministro Franceschini ho avuto anche il viatico per fare la mia scelta in piena autonomia».

E Ortombina, mantovano gioviale ma anche ambizioso e sicuro di sé ha chiosato: «C’è chi dice che siamo un teatro con troppi turisti, ma noi lo siamo innanzitutto dei veneziani, anche metropolitani, e dei veneti. Vogliamo essere sempre più anche un teatro del mondo, perché la Fenice è per me il più bel teatro del mondo». Nessun problema per il doppio ruolo, visto che Ortombina, diventando sovrintendente, manterrà anche la direzione artistica.

«Sarebbe stato un problema» ha commentato «se in questi anni fossi stato solo un direttore artistico che si occupava della scelta dei cantanti e dei titoli produttivi. Ma ho invece contribuito con Chiarot e con la squadra della Fenice a creare un modello produttivo che ora è invidiato anche da altri teatri lirici italiani e che porterò avanti in una linea di continuità».

Ortombina, 57 anni, dal 1980 al 1997 ha lavorato al Teatro Regio di Parma come professore d’orchestra, artista del coro, aiuto maestro del coro e maestro collaboratore. Tra il 1988 e il 1990 ha collaborato con il Festival Verdi e successivamente, fino al 1998, ha lavorato presso l’Istituto nazionale di studi verdiani. Dal 1997 al 1998 è stato assistente musicale della direzione artistica del Teatro Regio di Torino, dal 1998 al 2001 segretario artistico della Fondazione Teatro San Carlo di Napoli, dal 2001 al 2002 direttore della programmazione artistica della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, dal 2003 al 2007 coordinatore della direzione artistica della Fondazione Teatro alla Scala di Milano.

Ha insegnato dall'anno accademico 2005/06 al 2009/10 “Storia dei sistemi produttivi musicali” presso la facoltà di Musicologia dell’Università di Pavia (sede di Cremona). Dal gennaio 2007 a oggi ha ricoperto il ruolo di direttore artistico del Teatro La Fenice. Ma agli inizi della sua carriera - come ricorda lui stesso - ha fatto anche il camionista, il facchino alla Barilla, il ruspista in un cantiere. Una manovalanza senza la quale - secondo lui - non sarebbe mai diventato direttore artistico prima e sovrintendente poi. Lo attende ora il compito non facile di mantenere la Fenice sull’eccellente linea di galleggiamento
di questi anni, che le ha permesso un aumento costante degli incassi e una crescita di pubblico legata anche all’aumento impressionante del numero degli spettacoli. «Ma ogni volta che lo apriamo, il teatro si riempie sempre, perché il pubblico ci ama».

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