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San Donà, Canella piazza il prosecco

Sesto posto come produttori del Conegliano Valdobbiadene con uve vittoriesi

«Intrigante nelle sue note di ananas e glassa di zucchero e albicocca. Misurato ed equilibrato benché piccante alla bocca, il sorso è teso e vivace». Ecco come la guida dell’Espresso descrive il “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore 2016”, prodotto dalla Casa Vinicola Canella di San Donà. Un vino che ottiene un ottimo sesto posto tra i migliori venti nella categoria del “Conegliano Valdobbiadene Prosecco”. La presenza dell’azienda sandonatese, che ha appena festeggiato i 70 anni di attività, è la novità di quest’edizione. «Siamo ben felici di questo risultato, che ci onora. Quello che balza all’occhio», commenta Lorenzo Canella, che gestisce l’azienda insieme alle sorelle Alessandra, Monica e Nicoletta, «è che sono stati selezionati i venti migliori produttori di Prosecco Docg, che vengono dall’area ben ristretta di Conegliano e Valdobbiadene. E in mezzo a loro ci siamo noi di San Donà».

Il che potrebbe sembrare strano, ma ha una spiegazione ben precisa. La Casa Vinicola Canella, forse più nota al grande pubblico per il suo Bellini imbottigliato, produce infatti da sempre il Prosecco, almeno dagli anni Sessanta. Tanto da aver ottenuto la possibilità di produrlo “fuori zona” fin da quando, negli anni Settanta, venne fatta la legge che disciplinava le denominazioni. Ancora adesso il Prosecco rappresenta metà del fatturato dell’azienda, che per l’altra metà è legato al Bellini, per la cui produzione l’azienda coltiva le pesche nel Basso Piave. Le uve utilizzate per produrre il Prosecco della Casa Vinicola Canella arrivano, invece, dalle colline della zona attorno a Vittorio Veneto. E non potrebbe essere altrimenti, perché solo le uve di collina, con il particolare microclima a cui sono sottoposte, riescono a garantire un Prosecco profumato, fruttato e dalle mille sfumature. Ma la produzione del Prosecco Canella è strettamente legata a San Donà. Il “vino fermo” prodotto tra le colline viene poi portato a San Donà, dove avviene la fase chiave della spumantizzazione, oltre all’imbottigliamento e confezionamento. Nella guida dell’Espresso figura anche un altro vino che, pur prodotto nelle terre del Franciacorta, ha solide radici veneziane. Si tratta del Franciacorta Brut Riserva Cru Perdu 2008, prodotto della tenuta Castello Bonomi di Coccaglio (Brescia), di proprietà della famiglia Paladin, che opera
ad Annone con le cantine Paladin e Bosco del Merlo. Il vino si piazza al 27° posto nella classifica de “I 100 vini da bere subito”. Anche quest’anno, invece, non sono riusciti a entrare nella guida i vini delle Doc Piave e Lison-Pramaggiore. (g.m.)

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