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Venezia, donne e uomini nudi in altalena: la mostra si fa così

Fino a sabato 17 dicembre, a Palazzo Mora, la terza edizione della rassegna Ottanta artisti da tutto il mondo, tra le opere anche una scultura di Yoko Ono

VENEZIA. Una gigantesca altalena dorata dondola in un salone di Palazzo Mora, in Strada Nova 3659. La occupano a turno donne e uomini senza veli. «Sono nudi perché ricordano l’infanzia, l’essere bambino, il mondo ludico», spiegano gli ideatori del progetto di VestAndPage formato dalla geniale coppia Andrea Pagnes e Verena Stenke, lui veneziano, lei tedesca.

Inizia con questa singolare simbologia che incanta tutti l’inaugurazione della III Venice International Performance Art Week. Dopo le due edizioni, sempre sul tema del corpo, (2012, Corpo ibrido - Corpo poetico e 2014, Corpo rituale - Corpo politico) quest’anno il filo conduttore artistico riguarda il tema “Fragile Body - Material Body (Corpo Fragile - Corpo Materiale)”.

«Fragile come la vita, da usare con cautela e maneggiare con cura e materiale con riferimento alla specifica natura chimico-fisica di un corpo», dice Pagnes, soffermandosi sulle caratteristiche della terza edizione che rappresenta il capitolo conclusivo della trilogia dedicata al corpo inteso come strumento e matrice di creazione e conoscenza pur nella sua fragilità e vulnerabilità.

«Con questo progetto internazionale dedicato esclusivamente alle performance desideriamo contribuire alla scena artistica di Venezia, già di per sé rinomata», conclude l'artista.

Nei tre piani di Palazzo Mora, occupati fino a qualche giorno fa da un padiglione della Biennale, ripuliti, restaurati, ridipinti in tempi record si alternano numerose performance dal vivo, conferenze, una sezione storico espositiva, installazioni, video e documentazioni fotografiche. C’è voluto un anno per preparare l’evento al quale partecipano oltre ottanta artisti provenienti dai cinque continenti, emergenti e pionieri della scena internazionale. C’è Yoko Ono che ha offerto una scultura: in una lastra di vetro il foro di un proiettile ricorda l’assassinio del marito John Lennon avvenuto a New York l’8 dicembre 1980.

Dal quel “buco” un video tutto da vedere. C’è Charlotte Moorman con l’opera assemblaggio “Bomb Cello”: una bomba vera con corde di violino, dalla morte alla vita. L’artista Mladeh Miljanovic, bosniaco, che ha perso il padre per traumi causati dalla guerra presenta una performance sulla memoria. In un’altra sala una donna “Barbara” legge una poesia poi aiutata da un uomo agita un’enorme bandiera fino allo sfinimento: è la libertà, il riscatto. Dal Brasile Antonio Manuel presenta il suo corpo che diventa un’opera. Nel 1970 si denudò, fu scandalo, fu l’inizio dell’arte contemporanea. Un artista australiano propone la fragilità del suo corpo: nel braccio ha inserito cellule che continuano a crescere a forma di orecchio. In tanti credono nel progetto di European Culture Center (sede a Venzia) e in tanti lo sostengono: il Consorzio albergatori veneziani concave, i ristoranti Riviera, Nono Risoto, Al Muro. Gli organizzatori segnalano che i contenuti possono non essere adatti ad un pubblico generico e ai minori di anni 18. Per informazioni: www.veniceperformanceart.org; la III Venice Inernational Performance Art Week chiuderà sabato 17 dicembre; orario 15-21; ingresso libero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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