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Dal magistrato all’antiquario, il racconto dell’aqua granda

Cipriani “prigioniero” all’Harry’s, la dinamite contro l’acqua, monologo di Puppa: l’Ateneo Veneto dà voce ai suoi soci

VENEZIA. Arrigo Cipriani racconterà di quando rimase “prigioniero” dell’acqua alta all’Harry’s Bar quel terribile 4 novembre 1966. L’ex magistrato Giancarlo Bagarotto ricostruirà i risultati dell’inchiesta che come giovane pubblico ministero aprì sulle cause del cedimento dei Murazzi a Pellestrina, quando il mare entrò violento in laguna provocando i danni maggiori.

Si sentirà il racconto dell’allora assessore provinciale Mario Vianello, che all’epoca dispose di far brillare alcune cariche di dinamite lungo l’argine tra Caposile e Portegrandi per far defluire l'acqua del mare che aveva invaso le terre bonificate oltre il Taglio del Sile. Sono queste solo alcune delle storie, talvolta mai ascoltate prima, che si alterneranno oggi martedì 8 novembre dalle ore 15 all’Ateneo Veneto, per l’appuntamento conclusivo degli eventi commemorativi dell’aqua granda: “Acqua alta - Memorie e testimonianze dei Soci dell’Ateneo Veneto”.

L’Ateneo Veneto ha voluto dare il suo contributo alla conoscenza e alle riflessioni su quanto accadde allora, organizzando un pomeriggio dedicato ai ricordi di chi visse in prima persona quel drammatico giorno: molti i soci della storica istituzione cittadina che hanno risposto all’invito del presidente Guido Zucconi, che coordinerà il susseguirsi di ricordi.

Tra i racconti, quello dell’antiquario Pietro Scarpa; della docente di Ca’ Foscari Paola Lanaro che all’epoca fu tra i giovani “angeli del fango” che salvarono le opere d’arte di Firenze dall’alluvione; di Adriana Augusti allora funzionaria della Soprintendenza, che ricorderà l’impegno della struttura guidata a da Francesco Valcanover «per salvare le opere d'arte aggredite nelle chiese veneziane dall'umidità e dalla successiva risalita dei sali, la città desolata, le suppellettili fradicie ammassate per calli e campielli, il segno nero della nafta che, galleggiando sull’acqua, aveva lasciato una traccia continua sui muri», racconta la nota di presentazione dell’appuntamento.

E, ancora, l’intervento della storica dell’arte Ileana Chiappini di Sorio e quello del professor Marcello Zunica all’epoca giovane ricercatore dell’Università di Padova che seguiva l’evoluzione dei litorali del Veneto.

Nel corso del pomeriggio verranno proiettati spezzoni di video provenienti dall'Archivio Carlo Montanaro e foto tratte da un album dell’Archivio

fotografico della Fondazione Musei Civici di Venezia, concesse in questa occasione all’Ateneo Veneto.

Un flusso di tante storie e testimonianze che si concluderà con la lettura di Paolo Puppa del suo monologo “Acqua alta”, appena pubblicato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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