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Arnaboldi, una maratona (quasi) perfetta

Tre volte in campo in meno di otto ore: due vittorie esaltanti e tanto rammarico nel doppio con Vanni perso contro i croati

MESTRE. In meno di otto ore è sceso in campo tre volte, ha vinto due partite e la terza gli è sfuggita di un soffio. Per Andrea Arnaboldi quella di ieri è stata una maratona sulla terra rossa. È arrivato ai quarti del tabellone di singolare, e gli è sfuggita invece la semifinale di doppio. Il mancino milanese ha chiuso comunque il suo giovedì da leone al Venice Challenge con un bilancio positivo, tanto in termini di risultato quanto di incoraggiante prospettiva. «Una giornata buona per come si profilava» racconta Arnaboldi, «i singolari sono filati via lisci, ma il doppio è stata una bella lotta, abbiamo sprecato otto match point ed è successo di tutto. Non abbiamo neppure sbagliato tanto io e Luca (Vanni, ndr), ed è stato un peccato perdere in quel modo dopo la partita che abbiamo fatto».

La mattinata era iniziata con la ripresa dell'incontro sospeso mercoledì sera contro il numero uno del tabellone di singolare, il belga Arthur De Greef. Prima della sospensione per oscurità il tennista italiano aveva perso 6-4 il set di apertura e vinto il secondo con lo stesso risultato. Poi i due erano stati spostati dal campo 3 al campo numero 1 per la carenza di luce al tramonto. Pronti via e Arnaboldi è volato sul 4-0, poi il recupero del belga fino al 4-3 e la sospensione. «L’altra sera è andata un po’ così, non si capiva bene che fare con l’oscurità, e sul 4-2 avrei dovuto subito chiedere la sospensione» osserva Arnaboldi. «È brutto riprendere il giorno dopo una partita come questa. Da 4-0 rimani così a pensare: potevo chiuderla e non l’ho fatto. Giuro, la scorsa notte me la sono sognata, perché è normale, ti rimane in testa tutta la notte e pensi a cosa fare il giorno dopo. L’ho anche scritto alla mia ragazza appena mi sono svegliato. È la dimostrazione di come continui a viverla nonostante tu sia già in albergo a dormire». Pochi minuti e la sfida al belga si è chiusa 6-3, ottavi di finale conquistati e ostacolo successivo rappresentato dal ceco Vaclav Safranek, poi battuto 6-3 6-1 in meno di un’ora. «Contro di lui è andata bene da subito» aggiunge, «sono stato solido, spingevo e lui ha commesso più errori. Non lo conoscevo e non sapevo come giocava. Ora avanti con i quarti di finale contro lo statunitense Mitchell Krueger. L’ho visto, gioca bene e pure lui non l’ho mai affrontato. Sarà un’altra bella lotta. In questo tabellone dei quarti non c’è un favorito, chiunque può vincere il torneo».

E come se non bastasse, il pomeriggio si è chiuso con il doppio. In coppia con Luca Vanni e contro i fratelli croati Marin e Tomislav Draganja. Una battaglia: 6-4 il primo per i croati, 6-4 per gli italiani il secondo, quindi 17-15 al super tie-break per gli avversari che, al primo colpo, hanno chiuso il match dopo otto occasioni perse da Arnaboldi e Vanni. «Ho sentito un po’ di stanchezza solo i primi due giochi, poi ho disputato con Luca la nostra miglior partita

di doppio. Peccato, sarebbe stata una sorta di tripletta incredibile. Ora pensiamo ai quarti di singolare, intanto ho eguagliato il risultato del 2014, poi proseguirò la stagione dei Challenger in Italia tra Milano, Caltanissetta, L'Aquila e altri».

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