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Martina Favaretto «Mi pare un sogno, ma quanta fatica»

La fiorettista azzurra racconta una stagione nata benissimo Successi, ansie e una Coppa del Mondo Under 20 da record

MESTRE. È una delle sportive più vincenti di questa stagione, salita sul podio in tre diverse categorie. Con sei medaglie al collo tra Europei e Mondiali giovanili di scherma, e la Coppa del Mondo Under 20 di fioretto già in tasca, Martina Favaretto è già una numero uno. «Non mi aspettavo una stagione così», racconta la 16enne noalese, «a inizio anno, dopo il raduno degli Azzurrini, mi sentivo maturata e migliorata. Potevo far meglio dell’anno scorso, ma non pensavo così bene».

Quali erano gli obiettivi stagionali? «Fare bene Europei e Mondiali Under 17, ma non pensavo agli Under 20. Strada facendo è emerso l’obiettivo della Coppa del Mondo, e sono anche riuscita a qualificarmi alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires».

E le principali difficoltà? «Sono una persona abbastanza ansiosa e non è stato facile adattarmi alle pressioni da reggere su tre fronti. Lavoro con un mental coach che mi aiuta. Le pressioni ci stanno, ma la stagione è stata stancante a livello fisico e mentale».

Come si combinano studio e sport a questo livello? «C i vogliono molti sacrifici. La scherma è la mia passione, ma anche studiare mi piace. A volte studi in macchina, la sera al ritorno da allenamento o in viaggio. È faticoso, ma se ci tieni come ci tengo io, ce la fai».

Il momento più esaltante della stagione? «La vittoria individuale degli Europei Under 20 a Sochi, con la stoccata vincente sul 14-14. Poi ho pianto».

A Torino è arrivata l’esperienza al Gran Prix Fie? «Emozionante. Non pensavo a nulla, speravo di passare i gironi e ho tirato tranquilla divertendomi. Ho perso ai quarti con Arianna Errigo, uno dei miei idoli. Solo essere salutata da lei mi faceva saltare di gioia. Metterle otto stoccate in quell’assalto per il podio è stato incredibile. Mi ha dato un “cinque”e detto che ero stata brava».

Il rapporto con Valentina Vezzali? «L’ho avuta come capo delegazione agli Europei, abbiamo fatto amicizia e mi ha aiutata molto, dandomi tanti consigli. Mi ha detto di tirare sempre per me stessa e non per gli altri».

Cos’è la scherma per Martina Favaretto? «Una grande passione. Con i risultati che sto ottenendo in futuro potrei anche pensare di entrare in un gruppo sportivo e vedere la scherma come un lavoro».

Quando è scattata la scintilla? «Nel 2008 guardando le Olimpiadi di Pechino. Ho fatto tanti sport, amato atletica ed equitazione, poi ho scelto il fioretto».

Chi è davvero Martina Favaretto? «Una ragazza semplice. Le giornate sono scandite da studio e scherma, ma fino a qualche anno fa suonavo il pianoforte. Poi c’è la mia cavalla Astrhid».

Eccessi a tavola? «Mi piace mangiare: cacio e pepe, tartufo e tiramisù, mi trattengo».

Riti scaramantici? «Sì. Il giorno prima di partire per le gare mangio la pizza. In pedana ho sempre una collana con un fioretto regalata dal maestro Numa anni fa. Solo ad Europei, Mondiali e Italiani uso un braccialetto tricolore regalato da mio padre. Ai campionati italiani le unghie tricolori».

Cosa è successo ai Mondiali di Verona? «Nella gara Under 20 mi ha fregata l’emozione e ho corso troppo con i pensieri. Non pensavo di aver già vinto ma ero stanca. Sul 14-13 avrei dovuto cambiare fioretto e non mi è arrivata la stoccata. Quando hai un dubbio sull’efficienza dell’arma devi cambiare subito. Nell’Under 17 ero stanchissima e sono crollata. Ho una

scherma dispendiosa, e due gare in poche ore hanno lasciato il segno dopo una stagione come questa».

Un occhio alle Olimpiadi di Tokyo? «Mi sembra un po’prematuro, sarei al secondo anno Under 20, però mai dire mai. Vedremo. Prima voglio le Olimpiadi giovanili in Argentina».

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