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Il Venezia comanda e mette a cuccia i lupi

Litteri, Domizzi e Zigoni griffano il 3-1 sull’Avellino

VENEZIA. Tanti applausi, ma niente punti. Più di così non si può riassumere il ritorno di Novellino al Penzo. Applausi di riconoscenza, tra l’altro, per quelle due stagioni vissute vent’anni fa. Il resto, però, è quaresima per l’ex allenatore dei tempi che furono. Sul campo è il Venezia di Inzaghi che merita gli olè con lode, uniti a tre punti che ci stanno tutti e che la dicono chiara su come è andata la sfida. Vince il Venezia 3-1, l’ultimo gol arriva con l’ultimo pallone giocabile, segna Zigoni e l’arbitro dice okay senza nemmeno riportare la palla al centro. Vittoria netta, costruita in un primo tempo dominato, messa in bilico con il pari di Asencio ma poi ritornata nel pieno possesso della squadra veneziana, che festeggia nel migliore dei modi il Capodanno cinese, sancito con la scritta sulla maglia in onore di Suzhou, città amica, ma anche con la prospettiva di dipingere d’arancioneroverde un mercato che ancora apprezza il calcio italiano.

Della partita va raccontato un avvio arrembante del Venezia, tre occasioni nei primi cinque minuti, il fortino biancoverde destinato presto alla resa. Invece l’uragano passa e l’Avellino addormenta la sfida aumentando i controlli sui lati e impedendo il cross al Venezia. Ancora bene Leo Stulac, Pinato brilla nel primo tempo, Falzerano è stanco e spremuto. La novità è Frey, ex Chievo, giusto testarlo, oltrettutto ci sono tre partite in dieci giorni e Inzaghi distribuisce compiti e fatiche un po’ a tutti.

Bisogna chiudere i conti, si dice all’intervallo, perchè il punteggio non fotografa il contenuto della partita. Nel bilancio di metà gara l’Avellino non ha fatto un tiro in porta, Audero è in ferie, dall’altra parte Lezzerini è un mostro quando va a togliere dall’incrocio un pallone di Pinato. Novellino azzecca i cambi, D’Angelo ricompatta i reparti, Gavazzi cerca corridoi, Asencio trova quello giusto e fa l’1-1 che sa di beffa. Il merito del Venezia allora è quello di non perdere testa e speranza. Punto e capo, si riparte, si può vincere - urla capitan Domizzi - e si vince. Due tentativi (Stulac e Pinato) poi il gol: altro corner made in Slovenia, batte Stulac teso e basso, si avventa Andelkovic in girata, palla sulla traversa, irrompe Domizzi e finisce in porta, lui ma anche il pallone.

Partita finita, Ardemagni è stritolato tra i due centrali, Asensio fa quello che può, l’Avellino paga a caro prezzo l’assenza di Castaldo e la buona volonta si esaurisce al limite dell’area. C’è spazio per l’espulsione di Inzaghi - episodio che nasce con il battibecco con un tifoso - e con gli ultimi minuti che si esauriscono comunque nella metacampo irpina. Un sorriso anche per Zigoni: il centravanti che ha firmato cinque

gol, tutti fuori casa - mentre a Sant’Elena ha dovuto mandar giù qualche boccone amaro - entra per gli spiccioli di gioco e scaglia in porta la palla del 3-1. La frase, scusate, non è originale, ma per Novellino, come è triste - stavolta - Venezia.

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