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Tommy Boni: «Ci riprovo con l’Irlanda»

Rugby. Il centro mestrino protagonista contro l’Inghilterra al Sei Nazioni racconta l’episodio-svolta della partita

MOGLIANO . Minuto 54. l’Inghilterra è avanti 20-10 e preme maledettamente sulla difesa italiana: la pratica azzurra è ancora aperta e questo non corrisponde ai piani di Eddie Jones, il mago australiano della panchina britannica. L’Italia è ancora pienamente dentro la partita, non teme il confronto fisico e con un mix inedito di umiltà e sfrontatezza gioca avanzando in territorio nemico: la palla esce veloce sull’asse Parisse-Allan, la combinazione è su Tommy Boni che cambia angolo di corsa piantando la gamba destra per accelerare in controtempo sul difensore diretto, il campo si apre e la chioma riccia del centro mestrino danza frenetica mossa dall’urlo dell’Olimpico, calmandosi solo a tuffo avvenuto. Meta, bellissima, e Italia di nuovo a soffiare sul collo degli avversari. «In quel momento vengo travolto dai compagni, tutto lo stadio festeggia e loro tornano a testa bassa sotto i pali» racconta Boni, «eppure io sapevo già che non era meta, purtroppo ci siamo capiti male e i tempi dello schema non erano quelli giusti, così la palla l’ho presa almeno 30 centimetri in avanti…».

Dopo quella messa a segno agli All Blacks a novembre, una seconda firma così sarebbe stata davvero tanta roba… «Sicuramente, ma in quei momenti non sono questi i ragionamenti che fai. Stavamo giocando contro la seconda squadra del ranking mondiale e lo stavamo facendo bene, la meta era funzionale al risultato molto prima che al mio curriculum».

Difesa da rivedere, ma finalmente un’Italia propositiva, senza paura di giocare la palla. «Sì, stiamo crescendo in confidenza anche se siamo un gruppo giovane, crediamo molto nel lavoro di O’Shea e lui sta dimostrando di dare fiducia anche a chi ha poca esperienza internazionale. Ora ci attende l’Irlanda, partita per tanti versi complicatissima». Un’Irlanda capace di passare a Parigi con un ultimo possesso già entrato nella leggenda: 42 fasi in avanzamento a tempo scaduto e sotto di un punto, poi il drop di Sexton da 43 metri e match vinto per 15-13. «La dimostrazione di quella solidità mentale e tecnica che fa dell’Irlanda quello che è da anni, una delle prime squadre al mondo», prosegue il centro delle Zebre, «noi dobbiamo trovare continuità, lavorare con cura ogni dettaglio e provare a vincere fregandocene dei pronostici». Sfidando anche le difficoltà di un ritiro dove si dorme poco... «Sono in camera con Ugo Gori, siamo amicissimi e questa estate siamo anche andati insieme in Australia, però questo russa come un trattore e per provare a dormire mi tocca accendere al massimo il riscaldamento per coprirlo con il rumore delle ventole».

In ogni caso, un punto rimane assolutamente fermo: «Ovunque giochi in giro per il mondo mi porto dentro due

cose: un pezzettino del mio club, il Mogliano che Dio solo sa quanto vorrei poter aiutare in questo momento così difficile, e la mia città, Mestre, in particolare Piazza Ferretto e quella sua atmosfera che mi fa sentire subito a casa solo a pensarci».

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