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il Papà di alberto 

Michele Bettin: «Grazie a tutti, avete fatto una cosa grande»

MESTRE. «Un grande sportivo, ma soprattutto un grande uomo». Così Michele Bettin, il papà di Alberto, il quindicenne tragicamente scomparso ad aprile dello scorso anno, ha voluto celebrare Ciro Peron,...

MESTRE. «Un grande sportivo, ma soprattutto un grande uomo». Così Michele Bettin, il papà di Alberto, il quindicenne tragicamente scomparso ad aprile dello scorso anno, ha voluto celebrare Ciro Peron, giocatore intramontabile, esempio di professionalità e di vita. Da una sua iniziativa è partita l’idea di cambiare nome alla squadra con cui aveva deciso di chiudere la sua carriera agonistica, in serie D, il Mundial C5 Camponogara, che da quel momento è diventato “Alberto’s Angels”, gli Angeli di Alberto. Perché con lui hanno aderito all’iniziativa il presidente della società di Prozzolo di Camponogara dove gioca al palazzetto dello sport, Nicola Giacomello, ma tanti altri personaggi noti nell’ambiente sportivo e cittadino.

«Miei amici, miei fratelli in tante avventure» ricorda lo stesso Ciro Peron, «Cazzaro, Galasso, ora anche allenatore giocatore della squadra, Gnan, Scaramuzza, Delfo, Palmisciano, tutti ex Dese, giocatori di serie A ormai a fine carriera che hanno accolto con entusiasmo la nostra idea di dedicare il nome della squadra ad Alberto, dopo la sua scomparsa. Non c’è stato nessun dubbio, nemmeno per un attimo. La cosa bella è proprio questa, lo slancio con il quale l’idea prima è nata e poi si è sviluppata. Era il minimo che potevamo fare per Michele Bettin e per la sua famiglia di fronte a questo terribile evento che li ha colpiti».

Adesso ogni volta che gioca, la squadra ha una responsabilità non da poco, un messaggio importante da trasmettere a chi sa leggere i veri valori dello sport. «Una responsabilità ma anche una grande gioia. Soprattutto quando a vederci giocare viene Michele, il papà di Alberto. Allora si che dobbiamo essere di esempio, saperci comportare perfettamente in campo. Avevo promesso a Nicola Giacomello che una volta terminata la mia carriera, gli avrei fatto vincere una campionato, adesso vincere per noi diventa anche un modo di commemorare Alberto. Ma ogni volta che scendiamo in campo, ogni volta che giochiamo, è una dedica per lui. Anche in occasione del mio primo gol in campionato, quella rete era per Alberto. Anch’io sono un papà, come Michele, il mio pensiero non può che essere rivolto a lui. Se Alberto ci guarda dall’alto, Michele ci guarda dalla tribuna, ed è nostro dovere rendergli un momento di serenità». Il nome della squadra spesso incuriosisce anche gli avversari. «Certo, tutti ci chiedono il motivo e ogni volta rimangono senza parole. Anche il ds Mariano Bidoia e il presidente Marco Chiozzotto del Città di Mestre erano emozionati quando hanno saputo della nostra storia e sono

venuti a vedere la prima partita. Voglio vincere questo mio ultimo campionato, per Alberto e la sua famiglia e poi smetterò. Sono stanco di allenarmi e giocare per vincere. Voglio divertirmi, magari con i miei nipoti a calciotto. Anche loro vorrebbero giocare con me». (al.t.)

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