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«Le nostre giornate a oltre 300 km orari»

Per Giuseppe Busato (di Martellago) e Oscar Bolzonella (di Salzano) meccanici della casa noalese, una vita nei box scandita dal cronometro

NOALE. Gireranno anche il mondo ma poi di mondo vero ne vedono poco. O comunque meno di quanto si pensi, perché alla fine ci si sposta da un Paese all’altro per lavoro e non si può stare fermi, sportivamente parlando. Nel 2015 Aprilia ha deciso di mettere piede in MotoGp, dopo aver vinto in passato nelle classi 125, 250 e Superbike. Ma serviva il confronto con i migliori per fare il salto di qualità. Tra Honda, Yahama, Suzuki, Ducati, Ktm e la casa di Noale cerca di farsi largo, tentando di recuperare terreno, ovvero millesimi. In un ambiente così internazionale, che in diciotto gare tocca quattro continenti (escluso l’Africa), dove la tecnologia e lo sviluppo viaggiano a ritmi vertiginosi, in mezzo si parla anche veneziano. E veneto in generale. Giuseppe Busato ha 38 anni appena compiuti, single, abita a Martellago e si occupa del cambio delle moto noalesi, Oscar Bolzonella di anni ne ha 47, sposato, due figli, e risiede a Salzano: dal 1997 è responsabile delle sospensioni. Fanno parte di una squadra di 40 elementi circa, dove lo stare assieme e l’andare d’accordo non sono aspetti secondari. Nel 2017, i piloti di Aprilia Racing Team Gresini sono stati lo spagnolo Aleix Espargarò e il britannico Sam Lowes. Otto giorni fa a Valencia l’ultimo atto di una stagione lunga, impegnativa, Aprilia ha chiuso con una livrea rossa per sostenere Red, un’associazione che sostiene la lotta contro l’Aids. Poi, da Valencia, tutti ripartiti in ottica 2018: la parola fermarsi non esiste.

«Avevo studiato Agraria» si racconta Busato «poi mi sono trovato qui. Ho sempre avuto la passione per le moto. Le elaboravo, le smontavo, scorazzavo nelle stradine della campagna con gli amici, come hanno fatto gran parte dei miei coetanei. Mio zio intuì la mia passione e mi convinse a fare un corso: manutentore di motoveicoli per nove mesi. Dopo uno stage in Aprilia nel 1998, entrai nel reparto corse sette anni dopo». Mettere in pista una moto di questa portata, dove la competizione è estrema, non è semplice; c’è il lavoro a Noale, ci sono gli ingegneri impegnati a studiare soluzioni su soluzioni, c’è chi si occupa dell’aerodinamica, i motoristi, chi si sporca le mani ai box ma ognuno è importante. Al pilota il compito di concretizzare tutto questo. «Quando la moto esce dal box» continua Busato «penso subito alle mille cose che potrebbero andare storte. Parliamo di un mezzo talmente complesso, che coinvolge così tante persone dove il minimo dettaglio potrebbe condizionare l’intero lavoro. In pista hai dei tempi ristretti per la manutenzione, devi rimanere concentrato al 100 per cento in ogni secondo». Per questo un meccanico diventa importante. Fa impressione come una moto sia montata e smontata più volte al giorno nell’arco del weekend, neanche fosse una casetta di Lego. Alla fine in sella ci va un uomo e, anche se corre a 300 orari, la sicurezza è fondamentale.

«Il mio lavoro» la parola a Bolzonella «potrebbe influenzare in mille modi quello che succede in pista. Sento questa responsabilità, preferisco mi sia detto che non piace un
certo assetto piuttosto che il pilota scivoli o si faccia male per colpa mia. Sulla moto c’è lui, le sue sensazioni sono la cosa più importante. La vera bravura è interpretare quello che esprime, non basta sempre ascoltare». Vacanze? Poche. Questo mondo va sempre più di fretta.



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