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Uragano Melania a Noale dalla Nazionale al futsal

Dopo il ritiro dal calcio la Gabbiadini prova con il team della Città dei Tempesta Un fratello in Azzurro: «Famiglia di calciatori. Bello entrare in questo gruppo»

NOALE. Prima tempesta, poi tornado, un fenomeno di potenza devastante si sta abbattendo dalla prima giornata sui cieli del futsal femminile. L’uragano “Melania” non accenna infatti a calare di intensità malgrado ieri si sia lasciato dietro meno rovine del solito nel suo passaggio dalle parti di Mantova, incontrando il primo stop dopo le tre vittorie consecutive che avevano caratterizzato l’approccio alla serie cadetta.

Le matricole della Noalese 2013 stanno infatti riscrivendo i libri di teoria su tempi e modi di adattamento ad un habitat sconosciuto grazie alla sua variabile impazzita, che di nome fa per l’appunto “uragano” Melania, ma di cognome Gabbiadini, il che – per le altre, si intende – è anche peggio.

«Malgrado la sconfitta con il San Pietro (3 a 2 al termine di un match sfortunato con due pali pieni) sono davvero soddisfatta di come sta andando questa nuova avventura. Siamo ancora prime in classifica, già dalla prossima vedremo di rirendere il ritmo giusto».

Il tono della voce, che non ha perso di sfondo la tipica calata bergamasca, è gentilissimo, a dispetto di un furore agonistico che chi l’ha vista giocare sull’erba o sul parquet conosce molto bene. «È stata un’estate piena di cambiamenti per me. Di vita, ma anche di sport», racconta l’ex azzurra. «A Noale o trovato un ambiente sano e stimoli nuovi, mi sto divertendo ad imparare e le partite non sono mai scontate, come purtroppo conferma quella di ieri».

Con le sue 114 presenze in Nazionale, i cinque Scudetti e la valanga di goal segnati, l’impatto con un ambiente come quello della Noalese, club giovane e neo-promosso, non era così scontato. «In realtà il gruppo è fantastico, mi sono sentita pienamente accolta fin dall’inizio, magari anche troppo perché credo che in qualche modo mi vedano ancora un po’come una marziana, ma io sono qui con tutta l’umiltà possibile, e mi sento come tutte le altre».

Un ritiro, quello dal calcio giocato annunciato durante gli Europei di luglio, che non poteva non fare molto rumore. «Ero stanca mentalmente e fisicamente, avevo davvero bisogno di staccare. Il futsal è arrivato quasi per caso: io volevo allenare, ho cercato una scuola calcio dove potermi mettere alla prova e ho trovato un’ottima realtà a Resana. Poi amiche delle amiche mi hanno portato a contatto con la Noalese, e grazie alle mie attuali compagne Pinton e Toffolo mi sono fatta convincere».

Il calcio come missione familiare, lei cresciuta a pane e pallone. «Mio papà, mio fratello, i miei zii, è una famiglia di calciatori, e quando ho deciso da ragazzina di provarci anch’io sono sempre stata sostenuta, senza pregiudizi o resistenze che purtroppo ancora esistono».

Un fratello che non è stato a guardare, peraltro: «Con Manolo (ex Napoli, ora in Inghilterra al Southamprton, 10 presenze in Nazionale) il rapporto è sempre stato molto particolare. Lui è più piccolo di me e quando ha cominciato nei Primi Calci dell’Atalanta l’ho sempre seguito. Si vedevache aveva qualcosa di speciale, il suo mancino era qualcosa di fuori dal comune anche quando il pallone era quasi più grande di lui».

Intanto, ci sono altri
traguardi da raggiungere, di nuovo una maglia e dei colori da difendere: «Il gruppo ha qualità, se ci crediamo credo che la salvezza possa non essere il nostro unico obiettivo: io ci credo e sono pronta a dare il massimo, come del resto ho sempre fatto».

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