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Il vincitore della Venicemarathon, l'italiano Faniel: «Non mi interessa quello che fanno gli altri»

Eyob replica così a chi gli fa notare che è un successo “strano”, favorito dall'errore di percorso di altri atleti: «Felice per la mia società e per Pertile»

Venicemarathon, il vincitore Eyob Faniel: "Bellissimo, tutti gridavano il mio nome" Eyob Faniel è il giovanissimo italiano che ha vinto domenica la Venicemarathon: non accadeva da 20 anni che l'azzurro salisse sul gradino più alto del podio. In redazione a La Nuova Venezia, intervistato da Davide Vatrella, racconta la sua gioia, ma risponde anche fermo alle polemiche di chi dice che abbia vinto solo grazie al clamoroso errore di percorso, che ha fatto allungare la strada agli atleti in testa: "Mi dispiace che abbiano sbagliato, ma noi ci eravamo allenati per andarli a riprendere al 31mo chilometro ed ero lì. Se fossero stati davanti avrei solo avuto uno stimolo in più per correre più forte e andare sotto le 2 ore e 12: ma sapevamo che erano alla nostra portata". "È stato bellissimo lungo tutta la gara: tutti mi incitavano, gridando il mio nome" L'ARTICOLO

VENEZIA. Il trionfatore della trentaduesima edizione della maratona di Venezia è lui, il venticinquenne Eyob Ghebrehiwet Faniel, nato in Eritrea all’Asmara, ma naturalizzato italiano dal 2015, dopo essere arrivato nel nostro Paese dieci anni fa. Ha vinto interrompendo un digiuno azzurro in questa gara che durava dal lontano 1995. Un ruolo importante in questa vittoria l’ha recitato anche la fortuna in quanto, nel momento clou della gara, il gruppetto di africani che comandava la corsa ha sbagliato strada dando via libera a Faniel.



«In quel momento era leggermente staccato, forse avevo un minuto di ritardo o una cinquantina di secondi più o meno», dice il bassanese, «però ho proseguito senza badare a quanto era successo e ho ascoltato durante il prosieguo della corsa il mio allenatore Pertile che mi seguiva in bici. Non posso sapere come sarebbe andata senza quell’errore di percorso capitato ai battistrada. Fatto sta che ho chiuso con oltre tre minuti di vantaggio sul secondo e più di quattro su Chumba, che faceva parte di quel gruppo di testa. Sono troppo contento di aver vinto per poter pensare ad altre possibili soluzioni. Sono felice per Ruggero Pertile e per la mia società il Venicemarathon Club. Vincere a Venezia è fantastico».

Venicemarathon, atleti in testa seguono percorso errato: vince l'italiano che inseguiva Un clamoroso errore ha portato il gruppo di testa della Venicemarathon su una bretella della tangenziale, al 24esimo chilometro di gara. Sei atleti africani, prima di entrare a Mestre, hanno sbagliato percorso e sono stati costretti a fare marcia indietro. L'errore è stato dovuto al fatto che le moto e le auto battistrada hanno infilato una pista ciclabile anziché proseguire lungo il tracciato segnato. La vittoria è andata - per la prima volta dopo 22 anni - a un atleta italiano che inseguiva: Eyob Faniel Ghebrehiwet video ESPN


Ora per Faniel si aprono le porte della nazionale e in prospettiva ci sono i campionati europei di Berlino. «a nazionale azzurra mi ha già convocato e sarò sicuramente in gara nella maratona europea di Berlino, tra l’altro una maratona che, notoriamente vanta un percorso molto veloce dove più di una volta è stato registrato il record del mondo (anche quello attuale segnato da Dennis Kipruto Metto nel 2014 con 2h02’57, ndr). Faniel, prima di dedicarsi all’atetica e, in particolare alla corsa prolungata, aveva iniziato a giocare a calcio. «Un po’come tutti ho provato con il calcio a Cassola, dove abito con la famiglia, però ho smesso subito e mi sono dedicato all’atletica. Prima con tecnico Marco Maddaloni e ora con Ruggero Pertile con quale ci sentiamo tutti i giorni».



Pertile che come atleta non ha mai vinto la maratona di Venezia, ora la soddisfazione come allenatore. «È vero», dice Pertile, «l’ho disputata addirittura nel lontano 1999 e poi dovevo tornare ma sono stato fermato da un problema fisico. Non l’ho vinta come tanti altri azzurri, ora però ci ha pensato Eyob e io sono felice per lui e anche per me in quanto allenatore». (v.e.)
 

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