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Montella obbligato a vincere: «Io amo il rischio»

Milan-Genoa oggi è un crocevia cruciale per il tecnico rossonero: «Voglio una squadra più coraggiosa»

MILANO. Per la prima volta da quando è al Milan, Vincenzo Montella è con le spalle al muro, obbligato a vincere con il Genoa. Così, alla vigilia della sfida cruciale, ha piazzato la conferenza stampa nel tardo pomeriggio per evitare distrazioni durante la giornata, e ha selezionato le parole per chiarire che il rischio non lo spaventa, che sente la svolta vicina, e che col ds Massimiliano Mirabelli c'è sintonia. Da oggi la panchina rossonera cambia posizione: non più a sinistra ma a destra, nella metà campo della Curva Sud. Montella conta invece di restare al suo posto, "molto motivato e lucido", e sintetizza il proprio stato d'animo citando lo statista che ha guidato il Regno Unito attraverso la Seconda guerra mondiale: «Per Churchill il successo è l'abilità di passare da un fallimento all'altro senza perdere l'entusiasmo. Sto passando da un fallimento parziale all'altro, e non ho perso l'entusiasmo, la convinzione e la felicità del primo giorno al Milan. Il rischio non mi spaventa, è nel mio Dna. Quando rischio do il meglio».

A controprova Montella riepiloga i "grossi rischi" in carriera, la scelta di lasciare casa a 13 anni "per inseguire un sogno", il debutto da allenatore a 36 anni alla Roma, poi Catania l'anno dopo, l'approdo in una Fiorentina "reduce da anni bui", quindi la Samp "e potrei continuare all'infinito". Ora rischia di pagare per tutti il mancato decollo di un progetto costato in estate oltre 200 milioni di euro. L'esonero è uno scenario non più remoto da quando giovedì sera Mirabelli, prima del pareggio con l'Aek Atene, ha spiegato che "ognuno ha il suo tempo". «Massimiliano non mi dà suggerimenti, Faccio come mi pare. Il rapporto è consolidato, c'è grandissima sintonia», assicura l'ex attaccante, spiegando che sono normali le chiacchierate a fine partita con il ds e l'ad Marco Fassone, in cui "si consuma un vizio insieme", i sigari. La prossima volta dovrà essere l'analisi di una vittoria. Altrimenti la crisi può precipitare (Paulo Sousa e Walter Mazzarri le prime alternative), anche se gli impegni ravvicinati con Chievo (mercoledì) e Juventus (domenica prossima) complicano un eventuale cambio in panchina.

«Non mi sento di passaggio, le difficoltà sono normali nei cambiamenti radicali. Penso a Mourinho e Guardiola l'anno scorso, o ad Ancelotti nel primo anno al Psg. Siamo lì lì per trovare la password e passare al livello successivo», è convinto Montella, incoraggiato anche dalle statistiche sui tiri ("Solo il Napoli ne fa di più"). L'allenatore ha annunciato Kalinic fra i titolari, senza svelare se al suo fianco ci sarà André Silva o se il croato giocherà al centro di un tridente. Di sicuro spera in una reazione dai calciatori, gestiti "con
bastone e carota" a seconda del carattere. «Devono giocare con più coraggio, liberi di testa: è la chiave per accendere la scintilla che manca. Dobbiamo prendere questa vittoria anche attraverso la rabbia. L'unione fra società, allenatore e giocatori bisogna farla vivere ancora di più».

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