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Nicola, maestro incisore campione di tiro a volo

Viene da Olmo, titolare di una azienda di lavorazione artistica di vetri e specchi  il numero uno in Italia nella specialità fossa olimpica. «Da passione a vocazione»

OLMO DI MARTELLAGO. In due anni, da campione veneto a campione d’Italia, mescolando assieme la passione per il tiro, una ferrea disciplina mentale ed un bagaglio personale fatto di azienda, famiglia e sano spirito goliardico. È veneziano di Olmo di Martellago il nuovo numero-uno italiano del tiro a volo, terza categoria in specialità Fossa Olimpica: l’incoronazione nei giorni scorsi, quando sul gradino più alto del podio allestito presso gli impianti “Cieli Aperti” di Bergamo il 45enne Nicola Zanin ha sbaragliato gli oltre 180 partecipanti provenienti da tutto il Paese con una gara bellissima, vinta allo shot-off (un solo tiro in canna tra i due finalisti a pari-merito, il primo che sbaglia va fuori) dopo due giorni di rara intensità agonistica.

«Arrivandoci da campione regionale l’aspettativa di fare una buona prestazione c’era, ma non pensavo minimamente di essere competitivo per il titolo» è la sua prima sensazione raccontata agli amici. Quasi un film da rivivere attimo dopo attimo. Eliminatorie con 125 piattelli da abbattere, 75 il sabato, 50 la domenica: Zanin ne centra 71 e chiude il primo turno in testa, poi 45 il giorno successivo chiuso con 116, entrando da secondo alla finale a sei. Altri 25 piattelli: i primi 20 tutti centrati, poi due errori consecutivi (in gergo “la bicicletta”) quindi gli ultimi di nuovo perfetti. È spareggio nella finalissima uno contro uno: Liguria contro Veneto con la formula dello shot-off, parte l’avversario che però è teso e sbaglia. Zanin si concentra e sale in pedana con l’occhio della tigre, spaccando invece il piattello con un colpo perfetto. «In quel momento ero campione italiano e la cosa riuscivo a malapena a realizzarla» racconta Zanin con un po’ d’emozione «certo ero felicissimo, ma la misura di quello che avevo fatto era molto più evidente nella reazione di mio papà e degli altri due del mio team (Pierpaolo Martin e Luca Stevanato, addetti a logistica e… salame e prosecco, ndr) che saltavano e urlavano sulle tribune mentre tutti applaudivano». Una storia particolare, quella del neo-campione: sei anni fa il primo contatto con la disciplina, vissuta di tanto in tanto come semplice pretesto per una serata da passare con gli amici. Poi nel 2015 la scoperta di una vocazione vera e propria. «Ho improvvisamente realizzato che centrare il piattello rappresentava centrare gli obiettivi della mia vita. Sono passato da una visione ludica ad una agonistica, affidandomi ad un allenatore, Simone Zavarise, che non finirò mai di ringraziare abbastanza». L’inizio è promettente, ma i risultati sono incostanti. «La svolta vera quando ho approcciato il programma “Atleta Vincente” del mental-coach Massimo Binelli» contina Zanin «mi ha cambiato tantissimo, come tiratore, ma soprattutto come uomo, perché molti di quei principi mi consentono ora di vivere con più equilibrio e senza ossessioni anche il lavoro e la famiglia». E non un lavoro qualunque: la sua azienda, Arte Veneziana, è leader mondiale nella lavorazione artistica di specchi e vetri, secondo tecniche veneziane risalenti al 13° secolo applicate in originale o rielaborate in chiave moderna. Made in Italy di fascia alta capace di conquistare i più importanti mercati dell’arredamento di lusso, dalla Russia al Medio-Oriente, dagli Stati Uniti al Canada, passando per Hong-Kong, Singapore ed altre latitudini. Nicola Zanin è la “testa” dell’azienda, gestita assieme al papà Giancarlo e al fratello Alessandro, ma ne è anche il braccio. «Giro tanto per il mondo ed ho responsabilità
manageriali, ma quello che mi dà più soddisfazione è ancora mettermi sul mio tornio ed incidere, cercando di trasmettere ai giovani che entrano in azienda rispetto e passione per questo lavoro così antico, così prezioso e così affascinante».

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