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Milano squadrone ma la Reyer c’è

Forlì, il trofeo va all’Olimpia (82-77) dal roster stellare

INVIATO A FORLÌi . La Supercoppa resta a Milano, ma la Reyer non sfigura, anzi. Nella prima finale della stagione, con lo scudetto orgogliosamente e meritatamente cucito sul petto, i ragazzi di Walter De Raffaele sono stati battuti di misura (82-77) dalla corazzata Armani Jeans, che ha costruito un roster con i fiocchi . Un organico eccezionale, basti pensare che è arrivata l’ex seconda scelta dei Lakers, Andrew Goudelock, l’anno scorso al Maccabi. Per non tralasciare i vari Theodore, ieri Mvp della sfida con 29 punti, M’Baye, miglior rimbalzista (10) e autore di una “doppia doppia” (anche 14 punti), Gudaitis e Micov. Una premessa per dire sportivamente che Milano ha meritato di vedersi consegnare dalla splendida miss Margherita Molinari (ma al PalaFiera, di miss all’altezza della situazione, se ne sono viste davvero tante) la Supercoppa. La Reyer, però, ha impressionato in maniera davvero positiva.

Non vorremo sbilanciarci, visto che siamo solo a fine settembre, ma l’organico messo in piedi dal presidente Federico Casarin, è forse migliore dell’anno scorso. I nuovi Jenkins e Johnson, topscorers con 14 punti assieme a Bramos, hanno impressionato. Ma anche gli altri (De Nicolao, Orelik Biligha e Watt) hanno dimostrato di avere delle potenzialità “in fieri” sopra le righe. Un mix di vecchi e nuovi , che hanno consentito ai tricolori di non sbracare di fronte a una squadra chiaramente più forte. E il -5 finale (82-77) dimostra che Venezia potrà difendere con raziocinio il suo scudetto e di competere al meglio nella Champions League.

Si parte in un PalaFiera con larghi vuoti, a testimonianza dell’errore della Lega di puntare su una piazza secondaria come Forlì che non attrae le folle. Milano è superiore, questo lo si sapeva, ma la Reyer dimostra di non voler fare lo sparring di turno. Nel primo quarto Jordan Theodore fa lo show, uno spettacolo che si protrae fino a metà del secondo periodo. L’ex play del Banvit timbra il suo 16° punto, ma è, in questo istante, che scocca la reazione d’orgoglio dei tricolori. L’Armani Jeans arriva ad avere 13 punti di vantaggio (34-21), ma figurarsi se una squadra come la Reyer accetta passivamente di fare l’agnellino sacrificale. De Raffaele mette la squadra a zona e gli orogranata piazzano un terrificante parziale di 14-3 nel quale una parte determinante ce l’hanno Bramos e i neo acquisti Orelik e soprattutto Jenkins. Si va al riposo con il quintetto di Pianigiani avanti di solo un punto (40-39).

Si riparte con Biligha, al posto di Watt carico di tre falli. L’azzurro piazza una stratosferica stoppata su Gudaitis. Milano, però, ha un asso che di nome fa Jordan e di cognome Theodore. Il play raggiunge il suo ventesimo punto per il 43-39. L’Umana, con Bramos, non sballa il piano partita e mantiene lo svantaggio a livelli accettabili. Il greco-statunitense riporta i suoi sul -1 (50-49) al 26’ con il suo 14° punto. Milano è solo Theodore (27 punti al 30’), Johnson realizza 5 punti di seguito e si parte per l’ultima curva del match con l’Olimpia
avanti di tre (58-55). Peric raggiunge Milano sul 61-61 ed è l’unico pareggio della contesa. Nel prosieguo del quarto l’Armani con il risveglio di Goudelock, debilitato dalla febbre, riesce a far sua la sfida e conquistare il primo trofeo della stagione.

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