Addio al calcio di Collauto, un saluto da gran signore

Calcio Venezia. Il capitano conferma il ritiro e dribbla le polemiche. Ma tutti hanno capito che la scelta è forzata

    di Rolando Del Mela

    MESTRE. «Mi aspettavo che veniste così tanti, tutti, perchè in questi anni abbiamo costruito un legame forte. Il mio percorso finisce qua perchè è giusto così». Con queste parole si consuma il congedo al calcio, dopo 22 anni, di Mattia Collauto in un'affollata sala consiliare del Municipio mestrino.«Questa non è una fredda conferenza stampa d'addio ma un incontro e un saluto fra amici». E di amici il Capitano ne ha tanti attorno, seduti come austeri membri consiliari ("non ho mai presieduto un consiglio comunale" è stata la prima battuta) mentre un grande striscione "un esempio per tutti, grazie capitano" riempiva la platea. Al suo fianco tutti o quasi coloro che hanno condiviso il cammino di Collauto nel Venezia, da Brugnaro e Pizzigati, ai compagni Nick Marangon e Paolo Poggi, con i quali continuerà a divertirsi nella scuola calcio, dal presidente della Municipalità Venturini a Paolo Favaretto e Andrea Seno per finire ad un altro capitano storico ed ex tecnico, Gianluca Luppi. E sugli scranni ai lati tanti compagni di ieri e di oggi, Pippo Vianello, Segato, Nichele, Malagò, Pradolin, Lauria, il dottor Beggio che Collauto ha ringraziato anche per la vicinanza degli ultimi mesi e il ds della Reyer Casarin.

    «Abbiamo passato momenti brutti e di grande gioia, ci siamo sempre rialzati» ha continuato il quasi 39enne numero sette «in questi casi si dice che i giocatori passano e le società rimangono. Non sono d'accordo. I giocatori e le società passano, quel che rimane sono la maglie e i tifosi che la rappresentano». E quelle maglie esposte e che rappresentavano ogni stagione del capitano, sono state regalate ai presidenti, ai tifosi, c'è stata una parola, un ringraziamento ed un ricordo per ognuno dei presenti. Momenti di scherzo e quasi comicità con il “gemello” Poggi. Nessuna polemica verso la società, «sarò sempre tifoso del Venezia perchè è la mia squadra» ma una amarezza strisciante che le parole di Andrea Caverzan, secondo prima di Sassarini poi di Favarin nella stagione appena conclusa, hanno portato in superficie: «Il tuo è un addio al calcio forzato, non pienamente voluto. Volevo essere testimone della tua volontà di smettere fra un paio d'anni, quando davvero era giusto che tu smettessi». Molti i cenni di assenso alle parole di Caverzan. Parole che hanno ricordato lo "sgarbo" di qualche giorno fa, la messa in discussione dell'uomo prima che del calciatore, che Collauto ha raccolto solo parzialmente: «Finisce qui perchè non mi sarei sentito a casa, ci sarà modo di affrontare altre questioni più avanti. E chissà che con altri dirigenti non possa tornare a dare una mano».

    21 luglio 2012

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