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Macchè sogno, è tutto vero: Portogruaro in B

Il Portogruaro è in serie B. Si

chiude una stagione fantastica, nel migliore dei modi. L’impresa più bella arriva proprio nel giorno più difficile: i ragazzi di Sandro Calori zittiscono Verona nel suo glorioso Bentegodi. Una gara giocata con cuore e testa. Prima Russo e poi Marchi colpiscono i legni e poi un finale al cardiopalma
VERONA. Sì, si può ancora piangere di felicità per il calcio. I tifosi del Porto - una goccia, no, un bicchiere, nell’oceano gialloblù - saltano, urlano, si abbracciano. Sono in serie B. Piangono, ridono bambini e adulti, nonni e nipoti, signore al seguito. La squadra sbanca il Bentegodi e fa diventare realtà quel sogno che sembrava follia. Verona 0 Porto 1. Pagine di storia di un calcio ancora genuino.

Fatal Verona. 9 maggio 2010, segnatevi la data. Fatal Verona solo per i veronesi, e non si offendano i milanisti al triste ricordo. Per la gente di Portogruaro il Bentegodi è lo stadio del trionfo, del ricordo più bello, della storia da raccontare agli sventurati che non ci hanno creduto. Una giornata che si sovrappone e quasi cancella quel giorno di due anni fa a Bassano, quando i granata in punta di piedi entrarono in C/1. Ora è un’altra cosa, il Porto di Dino Mio, il vecchio padre che non c’è più ma che tutti hanno sentito presente vicino alla squadra, se la va a giocare con Vicenza, Ascoli, Empoli, forse anche Brescia o Torino, chissà.

Atmosfera. Verona spinge per la vittoria e in effetti vedere una curva gialloblu come quella di ieri, in una categoria diversa dalla serie A, fa strano. Non sembra giusto. E’ una partita da uomini veri, duri, soprattutto una partita a chi sa tenere i nervi a posto. Senza cadere nella trappola del batticuore.

Macchè tattica. Non aspettatevi tante chiacchiere sulle tattiche, sulle mosse degli allenatori. Che - è vero - hanno preparato benissimo l’impegno, ma sapendo anche come in questo tipo di partite basti un niente per far saltare equilibri e buoni propositi. E così succede di vedere che le squadre spesso si allungano, si buttano in avanti lasciano varchi scoperti al contropiede, cercano qualche soluzione personale quando il compagno smarcato avrebbe potuto far meglio. Il Verona a volte vola, folate spinte dalla forza dei tifosi, il Portogruaro ragiona di più, si dimostra più squadra, resta lucido anche quando affiorano i primi crampi. La chiave è qui.

I brividi e un gol. L’adrenalina è alle stelle, la traversa di Russo (6’) sta muovendosi ancora, naturale l’assalto iniziale del Verona, ma il Porto controlla, aspetta, fa girare il pallone, con Vicente a dare i tempi. Palo anche di Marchi, legni in parità, c’è equilibrio, ma intanto il Pescara sta vincendo e se la ride. Ciotola fa molto fumo, l’arbitro non abbocca ai suoi tuffi, prima dell’ammonizione rimedia la sostituzione. Remondina cambia i due attaccanti esterni, tante mischie, solite scosse, ma il Porto continua a ragionare tranquillo. E’ ora: minuto 89, Pondaco.Cunico, cross impennato, sembra una palla persa ma Altinier la rimette in mezzo, Rafael cappella e Bocalon in mezza girata infila quel gol sognato per un anno. E via una corsa dall’altra parte sotto la curva di mille e passa canguri che saltano a piedi uniti verso il cielo. Il resto è un consumare lo sguardo addosso all’orologio, i cinque minuti dell’eternità scorrono via, come gli incazzati tifosi gialloblu. Grazie, Porto.

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