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I veneti Bitonci e Manzato nominati sottosegretari

M5S e Lega accelerano sul completamento della squadra del governo. Ecco le nomine dei veneti

ROMA. M5S e Lega accelerano sul completamento della squadra del governo, dopo una impasse durata dieci giorni che ha bloccato anche il Parlamento: dopo un vertice di maggioranza non semplice, si è trovata una intesa su viceministri e sottosegretari che sono stati nominati in un Consiglio dei ministri serale. Aver riempito le caselle del governo (sei viceministri e 39 sottosegretari) consente ora di formare le Commissioni permanenti di Camera e Senato e far partire l’attività legislativa.

Il vertice riunito dal premier Giuseppe Conte ha fatto seguito ad uno dedicato ai temi economici in vista del voto delle Camere sul Def. Un tema complicato, quello della finanza pubblica, dopo che il ministro Giovanni Tria, domenica scorsa, aveva posto una serie di paletti, e che ha visto Palazzo Chigi decidere di rinviare la grana.

Si è chiuso invece il tira e molla sui sottosegretari, con un'accelerazione impressa anche per evitare che le frizioni tra M5S e Lega si incancrenissero. L’importante ruolo di viceministro dell'Economia - anche se le deleghe, spiega il ministro Fraccaro al termine del consiglio dei ministri, arriveranno solo in un secondo momento, forse giovedì - dovrebbe essere ricoperto da Laura Castelli, appena 31 anni ma alla seconda legislatura, con alle spalle cinque anni in Commissione Bilancio della Camera. Sempre al Mef vengono indicati l’altro pentastellato Alessio Villarosa e l’esperto leghista Massimo Garavaglia. Due anche i sottosegretari: l’ex sindaco di Padova Massimo Bitonci (Lega) e Alessio Villarosa (M5s). Tra i sottosegretari c’è anche il trevigiano (di Oderzo) Franco Manzato (Lega) alle Politiche agricole.

Escluso Stefano Buffagni, bocconiano vicino a Casaleggio, che aspirava alla delega alle partecipate ed ha rifiutato il posto in un altro ministero: «Non ho accettato alcuna mediazione - si è sfogato in Transatlantico - io sono venuto qui per cambiare il Paese». L’esclusione di Buffagni non sembra sia legata al suo scetticismo sulla nomina di Massimo Sarmi - proposto dalla Lega - a capo di Cassa depositi e prestiti. Sono invece ragioni interne e ciò comporta ora il rischio che il caso Buffagni inneschi un’opposizione interna, sui temi economici, nel gruppo parlamentare del Movimento.

La Lega dovrebbe invece avere la presidenza del Cipe, affidata a Giancarlo Giorgetti. Il premier Conte terrà invece per sé la delega ai Servizi. Un’altra delega importante, quella alle Telecomunicazioni, che fa capo al ministero dello Sviluppo, dovrebbe essere mantenuta dallo stesso ministro, cioè Luigi Di Maio, e non da un sottosegretario, come nelle passate legislature. La delega all’editoria è anche destinata al M5S, con le quotazioni di Primo Di Nicola in rapido calo a favore di Vito Crimi.

Oggi verranno eletti dalla Camera anche un questore e un vicepresidente, dopo le

nomine di Riccardo Fraccaro e Lorenzo Fontana a ministri. Al posto del primo andrà al bellunese Federico D’Incà, (M5S) mentre per la seconda casella in pole position c’è Raffaele Volpi (Lega) anche se il Carroccio ha accarezzato l’idea di offrirla a Fabio Rampelli, capogruppo di Fdi.

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