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Commercio, 58 distretti per rilanciare i centri città

Dopo la legge del 2012 e i test su 32 territori, la Regione rivoluziona il settore Fondi Ue su reti d’impresa e marketing, Padova la più propositiva con 16 cluster

PADOVA. La Regione Veneto ha ufficialmente riconosciuto 58 nuovi «distretti commerciali» ai sensi della legge regionale 50 del 2012. Dopo un progetto sperimentale, avviato con un primo bando nel 2014 e una dote di 9 milioni di finanziamenti al 50% per 32 distretti “test”, il modello del cluster commerciale urbano e territoriale è pronto a divenire realtà condivisa in tutto il Veneto. Riaperte le domande a settembre 2017, il progetto sostenuto dalla Regione (per ora senza alcun finanziamento ...

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PADOVA. La Regione Veneto ha ufficialmente riconosciuto 58 nuovi «distretti commerciali» ai sensi della legge regionale 50 del 2012. Dopo un progetto sperimentale, avviato con un primo bando nel 2014 e una dote di 9 milioni di finanziamenti al 50% per 32 distretti “test”, il modello del cluster commerciale urbano e territoriale è pronto a divenire realtà condivisa in tutto il Veneto. Riaperte le domande a settembre 2017, il progetto sostenuto dalla Regione (per ora senza alcun finanziamento nuovo) ha visto concorrere 111 amministrazioni comunali che hanno presentato 58 domande. E 58 saranno i distretti a nascere.

Uno a Belluno, 16 nel Padovano, cinque a Rovigo, 10 a Vicenza, sei a Treviso, 11 a Venezia, nove a Verona. Si definiscono cluster urbani se riguardano un solo centro storico, territoriali se inglobano più comuni come il caso di Cavallino-Treporti con il distretto del «commercio del litorale», Caorle-Concordia Sagittaria o Dolo-Fiesso-Fossò-Campagna Lupia per la «Città della Riviera del Brenta». Ma anche «La terra delle Basse» che unisce ben 17 comuni da Carceri a Solesino, o lo «Street commerce» di Rubano-Veggiano-Grisignano che supera anche i confini provinciali.

La legge regionale punta a promuovere tutte le politiche attive contro la desertificazione dei centri storici con il riuso dei locali sfitti grazie a fiscalità di vantaggio, politiche commerciali unitarie e nuovi itinerari turistici. Ogni distretto prevede la figura di un manager e partnership pubblico-privato con sinergie nella distribuzione tra Gdo e piccola impresa. Sono previsti nuovi finanziamenti Ue (a venire) sulle reti di impresa e sulle attività commerciali in forma di premialità, spiegano da Palazzo Balbi. «La risposta del territorio sia in termini quantitativi, sia qualitativi è stata eccezionale» ha commentato ieri l’assessore Roberto Marcato. «Tutte le 58 proposte esaminate, a valere sul 2018, sono state ritenute corrispondenti ai criteri dettati dalla Giunta regionale in tema di sviluppo delle politiche attive e sono frutto della fattiva collaborazione di tutti gli attori del sistema: amministrazioni comunali, associazioni di categoria, camere di commercio e imprese, sotto la guida regionale che li ha accompagnati nel percorso. In particolare i Comuni hanno saputo cogliere l’opportunità offerta dalla Regione e hanno creduto nel modello di aggregazione già sperimentato da alcuni sul territorio regionale». «Abbiamo lavorato molto al fianco della Regione - conferma Massimo Zanon presidente di Confcommercio veneto - è una soddisfazione vedere così tanti Comuni in campo per salvare il commercio in città, ci auguriamo che col prossimo anno il numero duplichi».

«Il Veneto si sta attrezzando in modo strutturale per rilanciare il commercio cittadino - aggiunge Cristina Giussani, presidente Confesercenti Veneto - i distretti sono lo strumento più efficace per reagire al declino del sistema-città». «Si deve lavorare tutti insieme, da soli si va poco lontani» aggiunge Zanon.

A partire dal 2019, entro il 30 aprile di ogni anno, i Comuni potranno presentare altre proposte: il numero dei distretti è quindi destinato ad aumentare.