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«Nunzio e la donna già si conoscevano»

Fuso, imprenditore di Eraclea, smentisce la Canuto «Fu l’ex camorrista a proporcela come mediatrice»

VENEZIA. È un groviglio senza bandolo, tra Treviso e Marghera, tra trafficanti di rifiuti, imprenditori spregiudicati e faccendieri. In mezzo a loro Nunzio Perrella, l’ex camorrista diventato agente provocatore per l’inchiesta Bloodey Money firmata Fanpage. E scandita da incontri d’affari e d’onore.

Le date. Il 24 ottobre l’incontro tra l’ex camorrista e un trafficante internazionale di rifiuti, a Treviso. Il 6 novembre, a Bergamo, l’incontro con la “segretaria”, latitante per una storia di truffe, e la promessa di un incontro con Grazia Canuto, la dama di mezzo, mediatrice trevigiana capace di risolvere problemi. Avviene l’11 novembre. La faccendiera e l’ex camorrista - stando a Fanpage - a faccia a faccia per la prima volta. Data da cerchiare in rosso, come vederemo. Il 24 gennaio, a Treviso, la presentazione del progetto per il Terminal di rifiuti a Porto Marghera, nell’area, confinante con l’impianto di Veritas, che l’imprenditore Giuseppe Severin possiede attraverso la Consorzio Tecnologico Veneziano Srl, di cui è amministratore unico. Due giorni dopo il sopralluogo all’area di Marghera e l’11 febbraio la consegna del trolley che avrebbe dovuto contenere i 2,8 milioni di euro della camorra per avviare il progetto, e invece custodiva paccheri.

Chi mente? Grazia Canuto ha spiegato a questo giornale che Perrella gli sarebbe stato presentato da Stefano Fuso, Paolo Barnaba e Vito Andreola, della Punto Riciclo di Ponzano. Fuso e Barnaba titolari della società confermano un incontro - il 20 novembre, 9 giorni dopo l’incontro documentato da Fanpage - ma smentiscono la versione della Canuto. «Dal luglio del 2017 Perrella ci ha inviato svariate email chiedendoci dei preventivi per smaltire rifiuti. Due volte è venuto a vedere gli impianti ma non ha mai portato rifiuti, spiegando che i nostri prezzi erano troppo alti». Gli ultimi contatti tra fine ottobre e novembre. La società sta per abbandonare l’impianto, perché il 31 ottobre scade l’affitto del ramo d’azienda e, dopo l’ipotesi di prolungamento di un anno, l’impianto finisce all’asta, e vince la Badia Recycling Srl, società del Gruppo Pro-Gest dell’imprenditore Bruno Zago. Fuso &Co hanno un problema: 2367 tonnellate di rifiuti, di cui 1400 lavorabili, che non vogliono abbandonare perché valgono 300 mila euro di fatturato. Racconta Fuso: «È stato Perrella a dirci che aveva un’amica, a sua volta molto amica di Zago, che ci avrebbe aiutato a trovare una mediazione positiva per tutti, ad esempio una gestione temporanea. È stato lui a chiamarla. L’incontro è avvenuto il 20 novembre, a Ponzano. C’eravamo io, Andreola e la Canuto. Più tardi è arrivato Perrella, i due si conoscevano, è chiaro». Canuto quindi, come mediatrice per trovare un’intesa con Zago. Il quale smentisce secco: mai vista, mai conosciuta. E precisa: «Dopo l’asta la società Punto Riciclo srl ha presentato ben due ricorsi contro la decisione del Tribunale di Treviso, respinti». Il ricorso è ora in Cassazione.

Girandola trevigiana. Forse la scelta di provare a sfondare nel mercato del riciclo partendo da “Punto riciclo” non è avvenuta a caso. Negli ultimi tre anni la società subentrata come affitto di ramo d’azienda al clamoroso fallimento del “Centro riciclo” ha cambiato cinque profili societari. Un costante passaggio di quote partito con l’ingresso, quantomai strano, di una società di Roma intestata ad un ottuagenario - Giuseppe Cornacchia, ex broker - il cui nome ritorna al vertice di tante, tantissime altre società chiuse o in liquidazione operanti nei campi più disparati. Nell’agosto 2017, il “Punto riciclo” è guidato da Marta Tessaro 70% e Paolo Callagari 30%, intervistato, quest’ultimo dice: «Facevo solo il prestanome e poi ne sono uscito». Ne esce cedendo le quote ad una società romana, la Cromo Holding, quella dell’ottuagenario, il cui ingresso coincide col siluramento dell’ex amministratore Daniele De Marchi. Passano pochi mesi e la società cambia ancora, stavolta a cedere quote è la Tessaro che da 70% passa al 15%. A incassare il pacchetto è la Elleffe srl. Chi è? Una società di abbigliamento (che c’entra con il riciclo?) che rientra nella ampia sfera di influenza di Stefano Fuso grazie a una società da lui fondata in Gran Bretagna, la Self Corporation Ltd, proprietaria del residence di Eraclea che ospitava i migranti tramite la coop Solaris, di cui era consulente. Il Punto riciclo lavora così per un anno e mezzo, poi cambia ancora: alla Elleffe si sostituisce la Self Italia, il cui amministratore è Paolo Barnaba e nel cui pacchetto azionario contempla la Cromo Holding dell’ottuagenario romano al 5,6%. È maggio 2017. A luglio altro giro: se Cromo Holding è già dentro Self Italia, non serve avere le quote divise all’interno del “Punto riciclo” che resta così intestato a Tessaro (15%) e Self Italia (85%) che è amministrata da Barnaba, e ha sede a Ponzano, all’indirizzo di una delle società di Fuso, la Silea Fashion (che non si occupa né di rifiuti né di profughi, ma di vestiti). Altra piccolo elemento di “colore”? Fuso, oltre che amministratore di varie società, risulta anche ex dipendente del centro riciclo (da Londra ai rifiuti...) e Barnaba referente per la Coop Solaris, di Fuso.

L’asta. Alla fine di tutto questo carosello di quote e società, a ottobre 2017 arriva l’asta per il “Centro Riciclo”. La società “Punto riciclo” partecipa,

ma senza soldi. Vince Zago. Perrella suggerisce a Fuso di avvicinare l’imprenditore della Progest con la Canuto e cercare una trattativa per la transizione; non va, visto che Fuso & Co fanno due ricorsi in tribunale contro Zago, e perdono.

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