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Violenze sulle donne, due imputati su tre vengono condannati

I dati della Commissione d’inchiesta sui femminicidi In Veneto giustizia veloce, ma mancano fondi ai Centri 

PADOVA. Il Veneto ai vertici della classifica nazionale per la capacità del sistema giudiziario di rispondere agli atti di violenza sulle donne. È un dato che emerge, fra i tanti, dalla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere, votata all’unanimità martedì scorso. Si tratta di una fotografia nitidissima della situazione nelle diverse parti del Paese, della diffusione del fenomeno e della capacità delle istituzioni (magistratura in testa) di garantire la tutela delle vittime.

Il 65% dei violenti viene condannato. I dati raccolti nel corso delle audizioni davanti al Senato evidenziano per Venezia, come distretto di Corte d’Appello, nel periodo 2013-2016 i seguenti numeri: 1. 814 procedimenti iscritti per maltrattamenti contro noti; 38 per omicidi consumati e 14 tentati; 546 per violenze sessuali consumate e 51 per tentate; 1.145 casi di stalking e 269 di lesioni. Significativi sono i dati riferiti alle misure applicate, che per entità pongono Venezia al secondo posto in Italia dopo Firenze, come registra la Commissione. Nel triennio considerato i provvedimenti di allontanamento da casa nei confronti dei violenti sono stati 342 e 495 quelli di custodia cautelare. Piuttosto rapidi i tempi della giustizia, con una durata media dei procedimenti pari a 288 giorni. Per quanto riguarda le sentenze, il 65% dei procedimenti si conclude con una condanna, mentre le assoluzioni si fermano al 21%. Una situazione lontana da quella di Caltanissetta dove gli imputati vengono scagionati nel 43,8% dei casi, ma anche da Trento-Bolzano dove la percentuale di assolti si attesta al 12, 6%.

“Manutenzione giudiziaria”. «Il lavoro della Commissione ha messo in evidenza luci e ombre», spiega il senatore del Pd Gianpiero Dalla Zuanna, professore ordinario di Demografia presso il Dipartimento di Scienze statistiche dell’Università di Padova e componente della Commissione. «Il nostro Paese è tra quelli a più basso tasso di femminicidio, quattro volte sotto quello americano. Positivo anche l’accorciamento dei tempi di definizione dei procedimenti per questo tipo di reati, pari a circa un anno. Poi però ci sono ombre, quali la disparità tra uffici giudiziari e lo scarso coordinamento; ombre che richiedono l’azione dello Stato». E poi, rileva il senatore, è necessario allungare i tempi utili per presentare querela (attualmente sei mesi) e adottare provvedimenti più severi nel caso di violazione delle misure da parte degli indagati. In sostanza, per Dalla Zuanna, servono alcuni interventi di «manutenzione giudiziaria». Il Veneto, rileva poi, si distingue per la sua rete di Centri Antiviolenza. «Conosco la realtà padovana, una realtà che funziona, prosegue il professore, «Queste strutture non hanno l’obbligo della denuncia» per cui sono percepite in modo più tranquillizzante dalle donne che si rivolgono ad esse.

Ma i fondi non bastano. I Centri lamentano però un problema di fondi. Nella relazione viene riportata l’audizione di Laura Zanichelli, dell’associazione “Donna chiama donna” di Vicenza: «Il Centro di Vicenza è finanziato costantemente dal Comune per 25 mila-30 mila euro l’anno. I contributi regionali sono invece diminuiti passando dai 30 mila del 2014 ai 15 mila del 2015. Il costo totale del Centro che è di circa 80 mila euro l’anno viene integrato da donazioni, raccolta di fondi, 5 per mille, ma comunque non risulta sufficiente a rispondere agli effettivi bisogni. La calendarizzazione annuale dei finanziamenti e il loro importo totale garantisce la sola sopravvivenza e la gestione dell’emergenza, ma non permette di progettare le proprie attività a lungo termine».

La Regione forma i professionisti dell’emergenza. Intanto proprio ieri la Regione ha attivato un’iniziativa per le donne vittime di violenza: un percorso dedicato ad accoglierle dal momento in cui arrivano al Pronto soccorso fino al passaggio ai Centri Antiviolenza e alle case rifugio. A tale scopo ha previsto un percorso di formazione per professionisti dell’emergenza. Sono coinvolti circa 3 mila medici e infermieri dei Pronto Soccorso del Veneto e medici di base, per un totale di 110 corsi in tutte le Usl e Aziende Ospedaliere. Al programma, la Regione ha destinato 1 milione di euro, trasferiti nel 2017 dallo Stato nel quadro del piano straordinario contro la violenza sulle donne. «Solo una donna su dieci che subisce violenza decide di denunciare, continuando a subire per anni maltrattamenti e abusi fisici e psicologici», dice l’assessore regionale al Sociale, Manuela Lanzarin, «Ora un percorso strutturato, con operatori preparati

che lavorano in collaborazione con i Centri Antiviolenza, consentirà alle donne che subiscono violenza di essere accolte al triage del Pronto Soccorso con un percorso dedicato, così da garantire tempestività della presa in carico, privacy e sicurezza».

Sabrina Tomè

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