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TEMA STRATEGICO RIDOTTO A RECITA DA QUATTRO SOLDI

Specchietti per allodole elettorali. Una questione serissima come l’autonomia regionale rischia di finire risucchiata, assieme a tante altre di qualsiasi taglia e natura, nel buco nero delle urne del...

Specchietti per allodole elettorali. Una questione serissima come l’autonomia regionale rischia di finire risucchiata, assieme a tante altre di qualsiasi taglia e natura, nel buco nero delle urne del 4 marzo: mortificandola in una sorta di Risiko istituzionale in cui quel che conta è piantare le bandierine dei rispettivi eserciti.

Definire “risultato storico” la pre-intesa tra Stato e Regioni in materia, come si vede sbandierare in queste ore, è una sorta di reato contro il buon senso; sentirla preannunciata ormai a giorni, e comunque prima del voto, è una strumentale rincorsa al consenso cui si dedicano tutte le parti in causa, con una desolante par condicio della mediocrità. Riducendo un tema strategico a una recita da quattro soldi, in tutti i sensi: compreso quello letterale.

Al di là dei proclami, tutti hanno ben chiaro che questo pre-accordo non vincola niente e nessuno. Perché la politica ha maturato una lunga e collaudata consuetudine a smentire se stessa, rimangiandosi promesse, garanzie e impegni anche se corredati da tanto di firme e di timbri. Perché non sappiamo che tipo di governo avremo dopo il 4 marzo; anzi neppure se ne avremo uno, visto che magari si dovrà tornare al voto, come si sente ripetere da più parti. E perché, soprattutto, non sappiamo che Parlamento avremo, salvo una certezza: saranno Camere abitate in misura massiccia da inquilini di basso profilo, molti dei quali dovranno il posto alla generosità interessata di qualche signorotto di partito. Oggi i protagonisti di questo tambureggiante dibattito sull’autonomia, in periferia come a Roma, mettono al centro il governo; dimenticando (o fingendo di farlo) che ogni vero accordo finale dovrà passare attraverso le forche caudine del Parlamento, oltretutto con il placet della maggioranza assoluta. Sapranno e vorranno battersi per questo risultato, i tanti predatori del voto perduto che in queste settimane battono strade e piazze reali e virtuali? O al momento decisivo muoveranno la manina a comando? Chi garantisce che al momento decisivo gli stati maggiori dei partiti a livello nazionale non seguano e inseguano logiche diverse da quelle del territorio, come altre volte è accaduto?

I punti interrogativi sono di rigore, perché ci sarà pure un motivo se il principio “la Repubblica riconosce e promuove le autonomie”, solennemente enunciato nell’articolo 5 della Costituzione, rimane ignorato da settant’anni, anzi viene reiteratamente calpestato. Ed è sospetta pure questa smania autonomistica che oggi pervade le Regioni: dal 2001 in poi non hanno mosso un dito per rivendicare quello che è riconosciuto loro nella Costituzione; adesso è una rincorsa a salire sull’autobus, visto che dietro a Lombardia, Veneto ed Emilia si stanno muovendo Piemonte, Liguria e Campania, in una gara a chi chiede più competenze. Dove sono state tutte fino a oggi? E le diverse maggioranze di governo che si sono alternate in questi anni, perché hanno fatto i pesci in barile? Va di moda evocare e invocare il modello Trento e Bolzano, reclamandone la realizzazione in una manciata di settimane: non sarà male ricordare che per renderlo operativo in quell’area, ci sono voluti 24 anni, oltre a un ceto politico di tutt’altro spessore.

C’è infine un punto-chiave da chiarire, visto che alla stretta decisiva il discorso si sposta sui soldi. Sacrosanto rifiutare il criterio della spesa storica, foglia di fico grazie alla quale stuoli di amministratori ribaldi hanno coperto le proprie vergogna saccheggiando le pubbliche casse. Ma è altrettanto doveroso chiarire che la trattativa in corso riguarda il

trasferimento delle funzioni da gestire e delle relative risorse, punto e basta. Far credere che con l’autonomia arriveranno più soldi è una colpevole menzogna: l’importo rimarrà invariato, la differenza starà nel modo di gestirlo. Punto interrogativo.

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