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Salute mentale il Pd: stangata da 7 milioni

VENEZIA. Aumentano i costi a carico delle famiglie e dei Comuni per gli inserimenti di persone nelle strutture che fanno parte della filiera della salute mentale. «Una stangata da 7 milioni di euro»,...

VENEZIA. Aumentano i costi a carico delle famiglie e dei Comuni per gli inserimenti di persone nelle strutture che fanno parte della filiera della salute mentale. «Una stangata da 7 milioni di euro», la denuncia del Pd regionale che intende dare battaglia sulla questione in discussione in Quinta Commissione Sanità. I consiglieri regionali Claudio Sinigaglia e Stefano Fracasso spiegano: «La giunta alza la compartecipazione a livelli insostenibili. La delibera è stata licenziata il 29 dicembre e, con la scusa di approvare i nuovi Lea, cambia radicalmente i costi delle strutture (i tetti massimi), il valore della quota sanitaria a carico del Fondo sanitario regionale e di quella sociale a carico dei Comuni e delle famiglie. La differenza rispetto alla delibera del 2013 è enorme. Alle amministrazioni locali e alle famiglie viene richiesto, in totale, un aumento pari a circa 7 milioni di euro, 6.986.830 per la precisione. E menomale che il governatore Zaia aveva detto “non metteremo le mani in tasca ai veneti”. Questi aumenti andranno a colpire utenti tra i più fragili in campo sociosanitario». In pratica la Regione ha aumentato la quota di compartecipazione a carico delle famiglie: «Aumenta la spesa sociale per gli inserimenti nelle Comunità alloggio estensive, nelle Comunità alloggio di base e nei Gruppi appartamento. Per i primi il costo sociale a carico dei Comuni e famiglie passa da 5,5 milioni a oltre 10, per i secondi da 3 a 5 milioni e infine per i Gruppi appartamento sale da 1,550 milioni a 1,850. È una decisione inaccettabile, un peso per i sindaci che giustamente hanno già iniziato la protesta, a cui diamo il piano sostegno. In Quinta commissione chiederemo con forza di rimodulare i costi per non infliggere ai Comuni un salasso che non possono assolutamente sostenere. La Regione deve ripartire le quote, come nella Dgr del 2013, caricando nella sanità il 60% della prestazione, aggiungendo come è sempre

successo una quota cosiddetta di Extra Lea. Il Veneto non può essere l’unica Regione d’Italia che non vuole coprirla, facendola pagare ai cittadini più in difficoltà. Ci batteremo contro questa delibera forti del sostegno delle amministrazioni locali e delle famiglie». (s.t.)

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