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Autonomia, Zaia mette i paletti «Costi standard irrinunciabili»

Pre intesa quadro, il governatore riunisce il pool tecnico per spedire a Roma le sue controproposte Posizioni distanti su ambiente, sanità e lavoro. «Nessun dramma se non firmiamo entro il 4 marzo»

VENEZIA. «La trattativa per l’autonomia del Veneto non si fermerà, anche con uno stallo politico dopo le elezioni di marzo. Procederemo come uno schiacciasassi, indipendentemente da chi siederà al Governo, senza guardare in faccia nessuno». Luca Zaia tira dritto, inamovibile lungo la strada tracciata dalla legge regionale sull’autonomia e dai due milioni e mezzo di votanti al referendum di ottobre. Al termine della riunione della commissione di esperti (guidata dai costituzionalisti Antonini e Bertolissi) convocata ieri per valutare la bozza d’intesa arrivata da Roma e recapitata a Palazzo Balbi, il governatore fa il punto della trattativa. «Un documento con luci e ombre» ammette Zaia. «Apprezziamo lo sforzo su alcuni aspetti, su altri non ci sono spiragli positivi».

Sembra ancora lontano, quindi, un accordo sulle cinque materie (sanità, istruzione, lavoro, ambiente e rapporto con l’Ue) al centro della pre-intesa quadro con il sottosegretario Bressa. «Tra gli aspetti positivi – spiega Zaia - c’è quello dei rapporti con l’Europa e la volontà di accogliere la Commissione paritetica, indispensabile per discutere direttamente col governo come accade nelle regioni a statuto speciale. Sul tema del lavoro, quasi nessuna istanza accolta. Pochi passi avanti anche su ambiente e sanità». Una prima lettura insoddisfacente, che comunque non demoralizza il governatore. Se le richieste di modifica avanzate saranno accolte, garantisce Zaia, Venezia apporrà la firma sul documento. Nel caso contrario «le trattative andranno per le lunghe». Oggi nel pomeriggio o al massimo in serata, saranno inoltrate a Roma le osservazioni tecniche degli esperti. E il Veneto, sul punto, si trova a fare fronte comune con la Lombardia: la posizione del governatore Zaia è infatti condivisa anche da Roberto Maroni. Tre saranno le colonne portanti del testo licenziato da palazzo Balbi. Il primo, le concessioni, rivedibili, fatte da Bressa e il suo staff sulle cinque materie già negoziate con Venezia. «Un voto da 1 a 10? Per ora siamo sul 4, si può fare molto di più», dichiara lo stesso Zaia. Il contenuto della bozza, secondo Zaia, racconta un’altra partita amministrativa da giocare, diversa da quella tra Roma e Venezia: «Cedere competenze alla regione significa svuotare qualche ufficio, e non mi sono mai illuso che i tecnici stessero a guardare. Noi, comunque, andiamo avanti».

Il secondo punto, vera conditio sine qua non, è il tema delle risorse. La richiesta è una maggior chiarezza su un punto irremovibile per la giunta veneta: i costi standard. «La spesa storica per noi è improponibile – ribadisce il presidente della Regione - Sembra ci siano spiragli per superare questo sistema, ma bisogna definirlo meglio». Infine, stabilire una road map successiva alle elezioni. La richiesta è che risulti nero su bianco, e con la firma del presidente del Consiglio, che le trattative procederanno regolarmente anche una volta insediatosi il nuovo governo. Senza rischi di ritardi e fraintendimenti. «Sono tutti aspetti che, a volerlo, si sistemerebbero in una serata. In ogni caso – continua Zaia - il mio unico interesse è firmare un documento che avvantaggi il Veneto, come ho sempre detto».

Insomma, come trapela dallo stesso gruppo di lavoro incaricato a trattare, senza modifiche la firma sul documento non arriverà. Certo è che il 4 marzo si avvicina e il tempo stringe. Eppure il governatore ostenta fiducia: «Mancano 20 giorni, è un documento che si può firmare in poco tempo». Ad ogni modo, vietato parlare di fallimento della trattativa imputabile a palazzo Balbi

in caso di mancata firma. «Anzi – ci tiene a sottolineare – la firma prima di marzo sarebbe un plus. Processi come questi possono durare mesi o anni. Ricordo che il referendum è di ottobre, la legge regionale che dà mandato alle trattative è di fine novembre. Non dimentichiamocelo».

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