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«Parlava e i bambini non capivano»

I genitori: si esprime solo in dialetto siciliano, chi le ha permesso di insegnare?

SANTA MARIA DI SALA. Allora, da un lato c’è chi dice sì, che quella docente andava allontanata, anzi finalmente; dall’altro c’è chi dice no, che era meglio destinarla ad altre mansioni, magari di segreteria e dall’altro ancora invece c’è chi sostiene che soprattutto nella scuola, dove si coltivano gli uomini del domani, ci devono essere persone competenti, anche solo per alzare una tapparella.

Dopo il boom esploso all’istituto comprensivo Cordenons di Santa Maria di Sala, sul caso della docen ...

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SANTA MARIA DI SALA. Allora, da un lato c’è chi dice sì, che quella docente andava allontanata, anzi finalmente; dall’altro c’è chi dice no, che era meglio destinarla ad altre mansioni, magari di segreteria e dall’altro ancora invece c’è chi sostiene che soprattutto nella scuola, dove si coltivano gli uomini del domani, ci devono essere persone competenti, anche solo per alzare una tapparella.

Dopo il boom esploso all’istituto comprensivo Cordenons di Santa Maria di Sala, sul caso della docente che scriveva scuola con la “q”, sciacquone senza “c”, e che dove servivano le doppie le toglieva e dove doveva toglierle le metteva, lo scalpore lentamente va sfumando, lasciando spazio alle riflessioni e ai commenti.

Commenti di tutti. Sulla stampa nazionale, che ha fatto diventare l’episodio di Santa Maria di Sala come un caso simbolo di tutto il sistema scuola o, peggio, di tutto il Paese. Ma commenti anche dei genitori, degli alunni, di chi con quell’insegnante ci aveva lavorato in passato, ma anche delle persone che girano per i bar, frequentano le piazze dei paesi e alla lettura di quegli articoli, sbarrano gli occhi e restano sbigottiti. E poi ci sono sempre loro, i leoni da tastiera che su Facebook commentano di tutto e di più.

Ma dinanzi a tutto questo, la domanda che viene da farsi è sempre la stessa. Chi ha permesso che questa insegnante fosse lì? Perché se ancora nel 2011 aveva ricevuto un’ispezione ed era appurato che faceva errori grammaticali, le si è permesso lo stesso di insegnare a dei bambini di una scuola elementare? Una docente che già nel 2006 aveva creato problemi e che poi era stata spostata e spostata ancora.

«È arrivata a Veternigo», racconta una mamma, «ancora nel 2006, faceva storia e geografia ma la chiamavano “la cinese” perché parlava in dialetto stretto, siciliano». E infatti l’insegnante anche con le colleghe parlava dialetto e alcune, addirittura, stentavano a capire cosa dicesse.

Un bambino chiese ai genitori se fosse straniera. «Così abbiamo protestato», continua la mamma, «e l’hanno messa a fare matematica in prima. Ma anche loro hanno protestato e alla fine è stata trasferita in un’altra scuola».

E infatti lo sanno bene i genitori della vicina frazione di Sant’Angelo. «Un disastro», commenta un padre, «non è che i bambini rischiassero di imparare strafalcioni, alcuni li stavano proprio imparando. Ho le registrazioni, cioè articolare una frase di senso compiuto, fare delle addizioni, moltiplicazioni, ma cosa vuoi che insegni? Quello che lascia perplessi è che ha avuto anche il coraggio di fare ricorso. Cioè si è ostinata a difendere una posizione indifendibile, perché basterebbe parlarci una volta per capire tutto. Se fossi stato il giudice le avrei fatto fare un dettato e la storia si sarebbe chiusa anni fa. E pensare che, all’epoca, il dirigente le aveva offerto un lavoro in segreteria al Cordenons, ma lei ha rifiutato».

Una posizione questa, di destinarla ad altre mansioni, condivisa anche in questi giorni. Sia da alcuni genitori che da alcuni insegnanti.

«È brutto», dicono alcune docenti, «quando qualcuno resta a casa, la si poteva mettere a fare altro». E dire che il giudice del lavoro ha anche rigettato la domanda con cui la maestra aveva chiesto di essere destinata ad altre mansioni o essere trasferita.

Posizione condivisa anche dalla preside Bertilla Mason che ha ribadito come la scuola non possa essere il “refugium peccatorum” e che non è detto che il posto pubblico debba sempre essere salvato» e posizione condivisa anche dal sindaco Nicola Fragomeni che addirittura l’ha definito “scempio educativo”.

«La maestra», commenta Fragomeni, «è stata “messa al suo posto”(licenziata, ndr) con grande soddisfazione dei genitori di quei bambini che a suo tempo hanno dato battaglia affinché questa insegnante, per i motivi che conosciamo, venisse definitivamente allontanata dall’insegnamento».

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