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Difendiamo la nostra lingua cacciamo anche i deputati

Sentenza rivoluzionaria: finalmente si dà valore all’italiano. Chi scrive squola con la “q” non può insegnare. Ma anche molti deputati non sanno i congiuntivi

Inattesa e rivoluzionaria la notizia che viene da Santa Maria di Sala: una maestra è stata licenziata dall’insegnamento perché scrive “squola” con la “q”, “sciaquone” senza la “c”, e sbaglia spesso le doppie.

La notizia fa il giro del mondo. Bene. Finalmente si dà valore alla lingua, all’ortografia, alla scrittura, e non si permette che un impiegato pubblico commetta questi strafalcioni e per di più, facendo l’insegnante, li insegni. Chi non sa l’italiano non dovrebbe avere un ruolo statale. È inaudito che abbiamo deputati e senatori che non “sentono” il condizionale e il congiuntivo.

Espellere un deputato o un senatore perché non sa parlare l’italiano, sarebbe un’azione nobilissima, e farebbe bene alla nazione. Un po’ di serietà, Cristo santo! Il cervello è come una stazione ferroviaria, nella quale convergono, si fermano e ripartono molti treni, che non si scontrano perché un perfetto sistema di scambi li guida: quando avviene uno scontro, vuol dire che qualche scambio è rotto o malfunzionante, bisogna ripararlo, ma bisogna anche trovare il colpevole che ha mal vigilato o mal manovrato, e punirlo o licenziarlo. Se è stato istruito male, si risale al suo istruttore, perché non faccia altri danni. Non usare bene i verbi, i tempi e i modi, vuol dire non avere chiaro in testa il rapporto di precedenza fra un’azione e un’altra, il rapporto di condizionamento, per cui solo se si verifica una pre-condizione si può poi verificare una condizione conseguente.

Anni fa l’insegnante che adesso vien licenziata fu punita perché aveva mandato a casa una bambina senza avere prima informato i genitori. Le manca in testa la gerarchia delle azioni da fare, e questa sregolatezza nel fare si ripete nello scrivere e nel parlare. Se non ha ordine nel parlare e nello scrivere, come se lo procura? Leggendo. È un’impronta che il cervello riceve dalla lettura. Questa maestra non legge. Naturalmente, bisogna leggere da svegli, non da addormentati. Come fa a scrivere “squola” con la “q”? Non c’è scritto “scuola elementare” dove lei va a insegnare? Non vede quelle parole tutte le mattine? Che succede dunque, vede ma non nota? Male malissimo, allora non è adatta a fare l’insegnante, perché il lavoro dell’insegnante consiste proprio in questo: mostrare ai bambini e fargli notare ciò che altrimenti gli sfuggirebbe.

Lei sbaglia le doppie. Difetto grave. Già noi veneti, di tutte e tre le Venezie, abbiamo il difetto di non sentire e non pronunciare bene le doppie, e in giro per l’Italia ci sfottono per questo. Grave fino a ieri, questo difetto diventa gravissimo oggi, perché ieri avevamo il problema di farci capire tra noi, noi dialettofoni con i parlanti nazionali, ma domani i bambini di questa maestra avranno il problema di farsi capire dai compagni stranieri in inglese o in altre lingue di servizio, e se parlano male la lingua-madre, parleranno peggio le lingue apprese.

Lo studio è una catena. Se hai imparato male, insegnerai male. Perciò se scopri che un insegnante insegna male, devi risalire a monte: chi ha insegnato a lui? Chi l’ha laureato o diplomato? Chi ha laureato o diplomato questa maestra che non sa l’italiano, certamente ne ha abilitate altre, quali sono? E dove sono?

Anni fa un’équipe di chirurghi operò una donna con i calcoli alla colecisti, questa operazione adesso si fa spingendo due sonde, che sono un laser e un bisturi, vedi gli organi interni e selezioni dove agire. Questi medici entrano con la sonda nella colecisti ma non la riconoscono, entrano nello stomaco ma non lo riconoscono, toccano il cuore, immensa emorragia, trasfusioni e morte. Sono stati sanzionati, ovviamente, ma dove avevano studiato? Chi li aveva promossi in Anatomia? Dove avevano svolto il praticantato? C’è una catena di controlli da fare, anche con la maestra della squola. Non basta spegnere il caso. Bisogna eliminare il focolaio. (fercamon@alice.it)