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L’ex cognato di Maniero «Ho eseguito i suoi ordini»

In tribunale a Venezia interrogatorio fiume dell’odontoiatra toscano Di Cicco «Undici miliardi di lire da riciclare, così chiesi al broker Brotini di darmi una mano»

VENEZIA. «Ho eseguito l’ordine che mi era arrivato da Felice Maniero di riciclare 11 miliardi di lire e ho chiesto a Michele Brotini, che di professione fa il broker, di darmi una mano». È stato un interrogatorio-fiume quello di Riccardo Di Cicco, l’odontoiatra ex cognato di Faccia d’Angelo, accusato in concorso con il broker Brotini di aver riciclato parte dei soldi di Maniero: secondo la Procura, che si basa sulle dichiarazioni dell’ex boss della Mala, un tesoro da 33 miliardi di lire. Oltre tre ore, ieri pomeriggio in tribunale a Venezia, davanti al giudice per l’udienza preliminare Massimo Vicinanza che ha ammesso l’interrogatorio in incidente probatorio - il materiale raccolto potrà essere utilizzato in un eventuale dibattimento - su richiesta dei pm antimafia Paola Tonini e Giovanni Zorzi. Di Cicco ha risposto alle domande dei pubblici ministeri, del gup, del suo difensore Giulio Venturi e dei difensori dei coimputati Marco Rocchi per Brotini e Antonio D’Orzi per Noretta Maniero, sorella dell’ex boss.

L’interrogatorio si è focalizzato esclusivamente sul rapporto tra Di Cicco e Brotini, anch’egli presente in aula ad ascoltare. L’odontoiatra di Fucecchio (Firenze), ex cognato di Maniero, ha sostanzialmente confermato quanto aveva già detto nell’interrogatorio di garanzia e nel memoriale depositato mesi fa. Ovvero di aver esclusivamente eseguito un ordine che proveniva dal potente cognato, che gli aveva imposto di riciclare il proprio tesoro, e di aver per questo chiesto l’aiuto del broker. Le prime consegne di denaro sono state datate 1995 da parte della madre di Maniero, Lucia Carrain, e di un’altra persona. Il patrimonio prende la strada della Svizzera dove viene investito e riciclato. Tra i conti usati, quello scandagliato dai pm antimafia grazie a una rogatoria internazionale: aperto nel 2003 alla Deutsche Bank elvetica, dentro c’erano 4,5 milioni arrivati in blocco da altre banche svizzere. Altri riscontri dagli istituti di credito elvetici potrebbero arrivare prossimamente. Nessun tentativo nel corso dell’interrogatorio da parte di Di Cicco di voler scaricare la colpa su Brotini: anzi, ha raccontato di averlo voluto proteggere quando Maniero aveva minacciato di voler denunciare entrambi per la mancata restituzione dei soldi, come richiesto.

Prossime udienze. Michele Brotini non ha scelto alcun rito alternativo: l’udienza preliminare, nella quale il gup deciderà sul rinvio a giudizio, verrà discussa il 19 dicembre. Di Cicco,
invece, è orientato al giudizio abbreviato, che consente di beneficiare dello sconto di un terzo della pena in caso di condanna. La difesa di Noretta Maniero non ha sciolto la riserva, ma starebbe anch’essa puntando all’abbreviato. Se ne riparla nel 2018.

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