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Ambiente, il conto sale a tre miliardi

Autonomia: prima giornata di negoziato tra lo staff tecnico della Regione e quello del Governo, oggi la Pubblica istruzione

ROMA . Faccia a faccia di oltre un’ora tra le delegazioni del Veneto e del ministero degli Affari regionali sui temi dell’autonomia differenziata. Il team di Zaia, guidato dal dottor Alessandro Benassi, caposettore Ambiente e territorio, ha depositato il dossier con le richieste di trasferimento dei poteri dallo stato centrale alla regione con le relativa copertura finanziaria pari a quasi tre miliardi di euro. Il Veneto ne chiede in totale quasi 19, pari ai 9 decimi di Iva Ires e Irpef da trattenere a Venezia sul modello Bolzano, ma il governo Gentiloni ha detto di no e sbarrato la porta. Benassi, che ha maturato una lunga esperienza all’Arpav, ha spiegato perché il Veneto vuole gestire le funzioni fino ad oggi esercitate da Roma sulla laguna di Venezia e al suo fianco c’erano l’avvocato Antonella Ballarin, del settore legislativo; Antonio Strusi che si occupa di Bilancio a Palazzo Balbi e poi l’avvocato Luigi Masia, esperto di legislazione ambientale; Giovanni Ulliana, che ha tutte le competenze sulla legge speciale di Venezia; l’ingegner Fabio Strazzabosco esperto di difesa del suolo, capitolo dolente per le frane in montagna e l’incubo delle alluvioni.

Dall’altra parte del tavolo il team del governo, che ovviamente conta sui dirigenti del ministero delle Regioni e dell’Ambiente: insomma, la squadra di Bressa è stata integrata da quella di Galletti.

Il confronto è durato un’ora, con l’analisi dettagliata degli scenari: che succede se il Veneto ottiene la delega di gestire tutte le funzioni esercitate dallo Stato sulla laguna di Venezia tramite il Magistrato delle Acque per il Demanio marittimo, la costruzione e la bonifica dei porti interregionali? L’articolo 36 della legge 43 approvata dal consiglio regionale chiede di trasferire al Veneto la legge 171 del 1973, da cui è nato il Comitato interministeriale che dal 1984 ha realizzato il Mose con gli appalti affidati al Cvn.

L’altro capitolo rilevante riguarda il trasferimento della Via, la valutazione di impatto ambientale, dagli uffici dei ministri Galletti e Delrio a quelli del presidente Zaia e dell’assessore Bottaccin. Pedemontana, binari e stazioni dell’alta velocità, prolungamento della Valdastico fino a Lavarone, quarta corsia A4 della Padova– Brescia: se il Veneto ottiene il trasferimento delle deleghe i tempi della Via si accorciano a pochi mesi, mentre oggi passano anni, è il leit motiv di Zaia quando lancia i suoi “j’accuse” contro la burocrazia romana.

Finito il summit, la delegazione è rientrata a Venezia e ora dovrà riferire al governatore di palazzo Balbi le prime risposte ottenute: ieri a Roma sono stati presentati i dossier con i relativi costi, che ora saranno trasferiti al Mef per l’analisi incrociata rispetto ai calcoli del Veneto. A trarre le considerazioni definitive sarà ovviamente il presidente Zaia, che metterà in fila le aperture e i muri invalicabili. Certo, oltre alla laguna di Venzia, in ballo c’è la difesa idrogeologica del suolo che il governo è convinto di aver finanziato nella legge di stabilità 2017, dopo il terremoto di Amatrice. Ma al Veneto non basta.

Top secret imposto anche allo staff ministeriale, le valutazioni sono rimandate al sottosegretario Bressa, al ministro Galletti e alla presidenza del
Consiglio. Oggi a Roma arriva il team guidato da Santo Romano con il dossier Istruzione. L’assessore Elena Donazzan chiede di ottenere il trasferimento delle competenze sugli insegnanti, perché sia il Veneto a realizzare la graduatorie dei prof. (al.sal.)

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